Da un sottoscala all’aerospaziale: folla per i 50 anni della Persico

OPEN DAY. Più di mille persone hanno visitatole sedi di Nembro nell’open day di sabato. Il fondatore: «Mezzo secolo rapidissimo».

Persico ha mezzo secolo di storia alle spalle e guarda avanti. I festeggiamenti per i cinquant’anni del gruppo - un colosso della progettazione e della produzione di stampi industriali, impianti e barche da 250 milioni di euro di fatturato e mille dipendenti, 600 dei quali nelle quattro sedi di Nembro - sono stati un’occasione per ripercorrere il passato e per mettere in mostra il percorso di crescita della compagnia, nata nel 1976 dalla passione per il modellismo di Pierino Persico.

«Il segreto del nostro successo? La passione, la voglia di fare un buon lavoro e la capacità di reinventarci per creare sempre qualcosa di diverso», racconta il fondatore dell’azienda, a margine dell’open day delle sedi bergamasche di ieri, al quale hanno partecipato più di mille persone. «Tutto è nato in un sottoscala, ma dal momento in cui siamo partiti non abbiamo mai smesso di innovare. Sono stati cinquant’anni rapidissimi: dall’automotive ci siamo estesi a numerosi settori, a partire dalla nautica. A un certo punto, far volare Luna Rossa non ci è più bastato: per questo, negli ultimi anni abbiamo iniziato a investire nel settore aerospaziale», continua Pierino Persico.

Il Gruppo Persico

La solidità del gruppo, confermano i tre vicepresidenti e figli del fondatore Claudia, Alessandra e Marcello, sta nella sua capacità di diversificare: oggi, il 65% del fatturato di Persico deriva dall’automotive, il 20% dallo stampaggio rotazionale e il restante 15% dal mondo dei materiali compositi, che comprende la nautica, la realizzazione di parti per le supercar e l’aerospaziale.

In bella mostra durante l’open day c’erano delle commesse d’avanguardia, tra cui il più grande pezzo in fibra di carbonio per la nautica mai realizzato, la sezione di un razzo che trasporterà in orbita i satelliti e le componenti di una capsula di rifornimento per la Stazione spaziale internazionale. Quest’ultima, realizzata con una struttura a nido d’api in fibra di carbonio, è il fiore all’occhiello della compagnia: il peso ridotto del modulo abbatte del 40% i costi di trasporto in orbita. Persico produce anche la parte frontale della capsula, che si trasforma in plasma durante il rientro sulla Terra a 28mila chilometri orari e isola l’interno del modulo, che non supera i 40°C di temperatura. «Possono sembrare prodotti molto diversi tra loro, ma in realtà non è così: tante delle competenze che abbiamo appreso nell’automotive e nella nautica oggi le stiamo applicando nell’aerospaziale e nel medicale», racconta Marcello Persico.

L’internazionalizzazione chiave del successo

Accanto alla diversificazione, a fare la fortuna del gruppo è stata l’internazionalizzazione, avvenuta negli ultimi dieci anni: «Oggi siamo presenti in Italia, Germania, Stati Uniti, Messico e Cina. La nostra espansione all’estero ha seguito una logica familiare e impenditoriale: i direttori degli impianti hanno lavorato tutti a stretto contatto con mio padre», ricorda Alessandra Persico. Le fa eco Claudia Persico, che sottolinea come le persone e la governance siano la spina dorsale della compagnia: «Il capitale umano è fondamentale: la partecipazione fuori scala all’open day dimostra che stiamo andando nella direzione giusta. L’apertura delle porte delle nostre quattro sedi ha attirato un pubblico che mai ci saremmo aspettati di accogliere. All’interno dell’azienda, credo che la scelta di avere tre vicepresidenti specializzati in unità di business diverse sia stata saggia: ci incontriamo spesso e discutiamo delle questioni più importanti. In un mondo caotico come quello in cui viviamo, ragionare insieme ci permette di prendere decisioni migliori».

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