Aids, esulta l’Occidente ma in Africa è una strage

Aids, esulta l’Occidente
ma in Africa è una strage

Oltre mille morti al giorno. Ma la cifra della vergogna non ci graffia l’anima. Siamo contenti dei «nostri» risultati, dei soldi spesi per le «nostre» campagne di informazione, per le «nostre» cure e per i «nostri» farmaci. Nella giornata mondiale contro l’Aids, che si celebra oggi e compie 30 anni, la riflessione inciampa sulla statistica dell’infamia. Insieme al Global compact abbiamo spazzato via qualsiasi pudore verso chi sta molto molto peggio di noi. Noi esultiamo per i risultati della prevenzione verso la pandemia. Abbiamo contenuto il virus, se non addirittura lo abbiamo sconfitto, segnali più che incoraggianti, consolano gli esperti. Ma la misura del «nostro» disonore è in un numero che dovrebbe fare orrore e invece non muove nemmeno un ciglio. Nell’Africa sub sahariana l’anno scorso sono morte di Aids 380 mila persone e due mila ogni giorno scoprono di essere infettate. Per noi del mondo ricco l’Aids è una malattia quasi scomparsa e siamo felici anche se resta una preoccupazione residua per i comportamenti a rischio di alcuni dei nostri giovani.

Ma l’Aids non è una malattia del passato. È diventata una malattia dei poveri. Così anche un documento innocuo come il Global Compat va respinto, per evitare che resti come monito in bella vista sulla scrivania di qualche ministro. Nel testo oltre alle raccomandazioni sui migranti, si legge che 400 milioni di persone non hanno accesso a servizi di prevenzione di malattie sessualmente trasmesse.


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