Attività strategiche e tutela del paese

L’istituto della Golden share - strumento tipico della tradizione britannica - fu introdotto in Italia con decreto-legge nel maggio 1994 per garantire allo Stato, nell’ambito di procedure di privatizzazione d’imprese di origine pubblica di particolare interesse per la collettività, di assumere una partecipazione azionaria con poteri esorbitanti rispetto a quelli spettanti a un normale azionista.

Con il Golden power, introdotto nel 2012, è stato di fatto superato tale strumento, sostituendo le partecipazioni azionarie munite di prerogative speciali con un potere d’intervento dello Stato su specifiche operazioni in settori strategici come la difesa, la sicurezza, l’energia, i trasporti e le comunicazioni. È stata cioè concessa al governo la facoltà di dettare specifiche condizioni all’acquisto di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni. Il «decreto liquidità» del 2014 ha introdotto una significativa revisione del Golden Power, con un’estensione delle prerogative governative in ulteriori settori quali quello alimentare, assicurativo, sanitario e finanziario.

Negli ultimi tempi, anche in conseguenza del cambiamento dello scenario geoeconomico determinato dalla sconcertante invasione dell’Ucraina da parte della Russia, in Piazza Affari sembra tornato il momento delle grandi acquisizioni. Si assiste sempre più frequentemente ad Opa annunciate, ad Opa in arrivo e ad acquisizioni di partecipazioni azionarie di aziende italiane da parte di società e Fondi esteri che preludono a futuri lanci di Opa. È degli ultimi giorni l’Opa su Atlantia, società attiva nel settore delle infrastrutture autostradali, lanciata da Benetton e Blackstone, una delle più grandi società finanziarie nel mondo specializzata nei settori di «private equity».

Si è quindi iniziata a ventilare la possibilità di utilizzare il Golden Power per tutelare, in particolare, la strategicità di Aeroporti di Roma di proprietà di Atlantia. Tale opzione potrebbe essere invocata anche per altre importanti operazioni. Nei giorni scorsi è intervenuto l’acquisto del 9,2% del capitale di BancoBpm da parte della francese Crédit Agricol. Non è stata annunciata un’Opa, ma non può essere dimenticato quanto avvenuto da parte del Crédit Agricol con l’avvio del percorso pluriennale conclusosi con l’offerta sul 100% del Credito Valtellinese.

Al nostro governo spetta dunque oggi più che mai l’arduo compito di valutare e decidere, per ogni acquisizione che riguardi aziende operanti in settori considerati strategici, se esistano validi motivi per utilizzare il Golden Power a tutela dell’interesse nazionale. Ciò che deve essere chiaro, però, è che questi interventi non devono rappresentare la regola, soprattutto se gli acquirenti di aziende italiane provengono da Paesi europei nei confronti dei quali è importante trattare con chiarezza d’intenti e pretendere il rispetto di principi di reciprocità. Fino ad oggi ciò non è sempre avvenuto, ad esempio, con la Francia che non ha tenuto fede a precisi impegni assunti nel caso della tormentata vicenda Fincantieri-Stx. Tuttavia, anche episodi come questi non devono rappresentare l’occasione per erigere «barricate», soprattutto nei confronti di importanti investitori esteri dai quali dipendiamo anche per l’acquisto dei nostri titoli di Stato.

Nonostante la grande opportunità di utilizzare i fondi del Next Generation Ue, siamo oggi in piena emergenza economica. Da un lato - in particolare per quanto concerne la fornitura di gas - paghiamo e pagheremo sempre più a caro prezzo le conseguenze delle sanzioni nei confronti della Russia; dall’altro, subiamo altrettanto pesantemente il blocco delle importazioni di grano tenero e mais dall’Ucraina. Tutto ciò potrebbe rendere inevitabile un’espansione degli interventi dello Stato in difesa delle nostre aziende e dell’occupazione, anche attraverso un’estensione dell’utilizzo del Golden Power.

Quali che siano le prossime scelte governative, sarà vitale non cedere a pressioni politiche tendenti ad una vera e propria «statizzazione» dell’economia. È infatti quanto mai opportuno che lo Stato si attenga sempre al rispetto delle regole del mercato, limitandosi a creare le condizioni per ridare impulso e piena autonomia alle imprese.

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