Burocrazia, serve  buona selezione

Burocrazia, serve
buona selezione

In un recente editoriale sul Corriere della Sera Sabino Cassese, prendendo spunto dalle continue lamentele sulle attuali inefficienze della burocrazia ha affermato: «Uno dei modi per dotarsi di una migliore organizzazione pubblica è quello di ampliare le scelte, vagliare le qualità, rispettare il merito, premiare i migliori, in una parola fare concorsi». Sta di fatto che da tempo, nonostante i concorsi siano espressamente previsti da norme costituzionali, molte istituzioni riescano ad evitarli con vari strattagemmi rispetto ai quali si registra una certa acquiescenza da parte della Suprema Corte.

La tesi di Cassese trova autorevole conferma in una significativa esperienza di gestione realizzata da Guido Carli. Quando nel 1960 fu nominato governatore della Banca d’Italia, Carli si rese conto ben presto di trovarsi invischiato in un sistema burocratico farraginoso, non incline ad assumere decisioni, privo di un adeguato spirito critico, non in grado di supportarlo efficacemente e celermente nell’espletamento delle sue complesse funzioni. Gran parte di quel lassismo intellettuale era legato al fatto che le assunzione in Bankitalia avvenivano per «chiamata diretta», privilegiando palesemente le domande corredate da referenze di personaggi di primo piano.

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