Cambiare rotta per uscire dalla crisi

Cambiare rotta
per uscire dalla crisi

Tutti ci chiediamo in che modo sia possibile reagire al declino economico e sociale presente da tempo nel nostro Paese, che lo choc pandemico ha così vorticosamente accentuato. Se lo è chiesto di recente anche Assolombarda che, per iniziativa del suo presidente Carlo Bonomi, attualmente presidente di Confindustria, ha proposto su questo tema un apposito studio ad un gruppo di economisti, giuristi e sociologi coordinati dal prof. Marcello Messori. Ne è scaturito un libro ricco di spunti dal titolo «Proposte per lo sviluppo» (La Nave di Teseo), nel quale si sottolinea la necessità di costruire un programma di «conversione» delle istituzioni, dell’economia e della società nella prospettiva di Italia 2030. Il punto di partenza dell’analisi è incentrato sul «dilemma diabolico» in cui l’Italia si trova oggi a causa della crisi indotta dal Covid-19.

Nell’immediato, infatti, si rende necessario attuare politiche di bilancio fortemente espansive per arginare l’emergenza in atto ed evitare danni irreparabili al tessuto produttivo del paese. La conseguente impennata del disavanzo pubblico, però, con il rapporto debito Pil che si avvia al 200%, rischia di aumentare in prospettiva i problemi di sostenibilità del nostro già abnorme debito.

L’analisi degli autori è del tutto condivisibile. La miopia, o forse sarebbe meglio dire la cecità di chi da tempo traccia le nostre rotte economiche con mano incerta e approssimativa, ha fatto sì che le complicazioni dell’oggi siano anche il fardello di una storia che viene da lontano. Una storia fatta di ristagno della produttività complessiva del sistema; di insufficienti investimenti privati e pubblici; di pesanti inefficenze della pubblica amministrazione; di misure fiscali inadeguate; di espansione abnorme dell’economia sommersa e di permanenti dualismi territoriali.

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