Con Bosso la musica va oltre il limite

Con Bosso la musica
va oltre il limite

Non fate un torto a Ezio Bosso: impariamo ad ascoltarlo per quello che dice, per quello che fa e continua a fare. Compositore di fama, concertista, direttore d’orchestra, non da oggi si confronta con una malattia degenerativa che gli toglie forze, gesti, autonomie. Ha un destino, come tutti noi. Il suo lo ha portato a scegliere di non affrontare più la dimensione del «piano solo» perché, come dice lui «farei peggio che mai». Lo aveva già dichiarato due anni fa, seguendo il filo inesorabile della malattia. E nel frattempo ha continuato a dirigere orchestre, a pensare la scrittura nella sua testa. Non si è ritirato, continua a fare musica, a parlarne, a raccontare l’esperienza della composizione. Qualcuno ha provato a dare inutile risalto a un pregiudizio, con l’unico risultato di ferire un uomo coraggioso, indomito, capace di una visione sensibile della musica. Ezio Bosso non fa più concerti da solo, ma è felice di quello che fa. È altresì consapevole che seduto davanti a quei tasti non sarebbe più in grado di garantire una qualità eccelsa e, per questo, ha scelto di dedicarsi ad altro. Alla musica, da un’altra angolazione possibile.

Nei discorsi in cui è stato coinvolto l’altro giorno a Bari, alla Fiera del Levante, tra etica, società e musica, qualcuno ha voluto trovare il lato minore, perdendo di vista la bellezza dell’uomo che combatte, consapevolmente, intelligentemente. Bosso è un musicista-lottatore, un artista capace di guardare oltre il limite, il sensazionalismo, il pietismo percepito.


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