Contro Putin è necessaria un’Europa più compatta

A sei mesi dalla terribile invasione subita, l’Ucraina ha già perso il 50% del Pil e parte del proprio territorio, contando perdite e devastazioni civili e materiali che richiederanno molti anni e decine di miliardi per una ricostruzione che non potrà mai del tutto suturare gli squarci di dolore patiti. Si sta assistendo alla più grande crisi di rifugiati dopo la Seconda guerra mondiale, mentre i segnali di pace sono ancora flebili.

Contro Putin è necessaria un’Europa più compatta

L’unico è quello che, grazie all’intervento di Erdogan e dell’Onu, ha consentito un accordo per l’invio di grano russo e ucraino in molti Paesi sull’orlo della carestia. Un ulteriore bilancio inquietante è quello che fotografa diffuse fragilità globali, visto che nessun Paese esce indenne da 180 giorni di guerra che rischiano di sconvolgere l’ordine costituito dopo il 1945. Nonostante l’ottimismo delle sue dichiarazioni, sostenute dalla martellante propaganda dei media, Putin si trova oggi a dover fare i conti con le nefaste conseguenze di un clamoroso errore di calcolo che lo porta lontano dall’affermazione di passate grandezze imperiali e lo spinge verso una condizione di autarchia, di ridimensionamento dello status mondiale e di vassallaggio economico, tecnologico e militare nei rapporti con la Cina. Quest’ultima, d’altro canto, si trova a dover fare i conti con uno sviluppo economico lontano dalle due cifre che rappresenterebbero l’obiettivo ritenuto essenziale da Xi Jinping per contrastare le diffuse sacche di povertà interne.

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