Dalle sue piaghe siamo stati guariti
La Crocifissione dietro la pala d’altare nel santuario della Natività a Sombreno

Dalle sue piaghe
siamo stati guariti

È difficile sentirsi a casa nel Venerdì Santo. Di solito, siamo tutti più abituati a considerarlo una triste tappa obbligata nel cammino verso Pasqua: anche quando lo viviamo compunti con le lacrime agli occhi, con la coda dell’occhio vediamo già affacciarsi la mattina della Risurrezione. La morte di Gesù, in cui sentiamo risuonare l’eco delle nostre esperienze abissali di dolore e di solitudine, ci sarebbe insopportabile se non ne conoscessimo già prima il lieto fine, se il nostro cuore non spostasse in avanti di due giorni le lancette delle proprie attese e delle proprie speranze. Dal Venerdì Santo si transita, si passa, si va oltre… verso la Pasqua.

Il Calvario e la croce - diceva don Tonino Bello - sono solo una «collocazione provvisoria»: non si rimane nel Venerdì Santo. È lo stesso meccanismo emotivo dell’arcobaleno sventolante dai balconi delle nostre case di questi giorni: un ottimismo ad ampie e brillanti pennellate ci costringe a guardare avanti. Senza sapere che «andrà tutto bene», il mantra di statistiche puntualizzate a ogni edizione del Tg ci risulterebbe insostenibile. Passerà anche questa. Come è passato il Venerdì Santo del Nazareno.

Forse è vero che abbiamo bisogno di questo salvagente di speranza per non naufragare negli sconfinati oceani del dolore; ma è altrettanto vero che non ci basta fuggire dal male. Al fondo del nostro soffrire rimane qualcosa che ci interroga e di cui non riusciamo a sbarazzarci come se fosse qualcosa di passeggero. Ogni anno, il Venerdì Santo sta al cuore delle celebrazioni del Triduo Pasquale a ricordarci che la nostra realtà di uomini e il nostro sentiero di discepoli di Gesù chiedono di prendere sul serio l’esperienza del male, perché lì dentro accade qualcosa di fondamentale. Lì dentro si rivela che i baratri di tristezza e di vuoto non sono incidenti di percorso che la vita riserva soltanto ad alcuni, ma nell’esistenza c’è una dimensione di Passione con cui ciascuno deve fare i suoi conti. Il Venerdì Santo passerà, ma non perché lo fuggiamo.

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