Elezioni in Provincia,
ma non per tutti

Il turno di elezioni provinciali di domani non sarà una festa democratica, come invece dovrebbe sempre essere un momento elettorale. Il popolo non è convocato, le elezioni sono di secondo grado, riservate ai già eletti nei Comuni, portatori di voti in proporzione alla dimensione del proprio municipio. Già così, si vede l’anomalia. Consiglieri comunali, scelti nell’urna secondo criteri locali, in gran parte talmente locali da rappresentare liste civiche, dovrebbero trasferire questo mandato tanto diverso in un consesso più ampio, con altre finalità e altra visione, certamente in un’ottica più strettamente politica.

Elezioni in Provincia, ma non per tutti

Così ha voluto la legge Delrio, che non ha abolito, ma tentato di svuotare, lasciandolo a terra ferito e smarrito, il più antico organo rappresentativo italiano, transitato onorevolmente dalla Monarchia di Carlo Alberto alla Repubblica. È stato solo l’inizio dell’ondata lunga dell’antipolitica, culminata nell’astruso taglio del Parlamento sei anni dopo, che oggi è motivo non solo di pentimenti ma anche di seri problemi istituzionali, visto che intere Regioni, solo perché piccole, rischiano di non essere presenti a livello legislativo.

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