Europa necessaria anche per chi non la vuole

Europa. Il 2022 non è così negativo come lo si vorrebbe descrivere. Prendiamo Blackrock, il più grande fondo di investimenti, con diecimila miliardi di dollari è presente in tutti gli indici azionari che contano nel globo. Il suo presidente Laurence Douglas Fink annuncia per il 2023 una recessione tra le più dolorose della storia.

Motivo: la imprevedibilità degli scenari tra guerra ucraina, crisi energetica, interruzione delle catene di fornitura globale, diffusione incontrollata della pandemia in Cina. Tutto vero ma anche nero per chi ha interesse a vedere nero. Puntare al ribasso delle Borse vuol dire garantirsi un vantaggio quando i fatti diranno il contrario. Ed in effetti il Fondo monetario internazionale, l’Oecd, l’organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica con sede a Parigi e Ifo-Institut di Monaco di Baviera prevedono per il 2023 una crescita globale dello 0,3%, che non è un mega trend ma non certo un motivo sufficiente per vendere azioni che si ritengono in caduta per effetto recessione. Non solo ma Kpmg ha svolto un’indagine a livello mondiale su 1.300 amministratori delegati di grandi aziende e la stragrande maggioranza non prevede una recessione. Dovesse malauguratamente accadere sarà breve e di poco impatto. Tutto questo per dire che il pessimismo che ha segnato la nostra vita dal 2020 in poi ha anche attori che lo declinano a proprio vantaggio e interesse.

Ecco, l’educazione finanziaria serve a questo. Ed una prima distinzione è tra chi svolge le sue funzioni al servizio della collettività, ed è per questo remunerato e chi, se pur grande e grosso, è nel grande gioco della finanza internazionale ed ha interessi di parte. E del resto anche la fiducia dei consumatori sia in Europa che in Italia nonostante le evidenti difficoltà non è in calo. I governi hanno imparato ad investire nella coesione sociale e hanno sostenuto il caro bollette, forse in misura insufficiente, tuttavia in grado di far capire che lo Stato c’è e si dà da fare. Certo molte misure sono state fatte a debito. Ma la lezione della pandemia, dell’inflazione e della possibile recessione è che per poter creare ricchezza è necessario soprattutto conservarla con gli interventi della mano pubblica. Non i fallimenti e le bollette protestate ci salvano dai debiti ma solo la crescita. Se aumenta la ricchezza cresce la possibilità con nuove entrate fiscali di poter coprire gli esborsi. Una società alla miseria porterà solo alla bancarotta. La politica di austerità è la grande sconfitta di questo giro di boa. L’Europa ne ha tratto le conseguenze e sta modificando i criteri di Maastricht. Li rende meno tassativi e più flessibili, soprattutto in rapporto alle specificità dei singoli Paesi. La grande sconfitta è la Germania. Ed è salutare per l’Europa. Anche i tedeschi capiscono che senza la comprensione dei problemi altrui viene meno la coesione necessaria per far contare a livello internazionale il peso di quasi cinquecento milioni di consumatori. Il tetto posto al prezzo del gas è una vittoria del governo Draghi e di questo governo. Ma è stata possibile quando Berlino ha capito che senza l’appoggio di Italia, Francia e Spagna mai avrebbe avuto il via libera da Bruxelles per la ricapitalizzazione sino a 34 miliardi di euro di Uniper, il quarto gruppo europeo di stoccaggio di gas. Obiettivo, evitare lo stato di insolvenza che avrebbe portato le imprese tedesche ad interrompere la produzione per mancanza del gas necessario.

Senza un’Europa unita anche l’accesso alle cosiddette terre rare diventa complicato. Un conto è parlare con l’ Africa come Germania, un conto come Unione Europea. E tra i 27 membri della Ue la Germania non è più egemone come prima. La lieta notizia del 2022 è che l’Europa è diventata indispensabile anche per chi non la vuole.

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