Il Csm tra correnti e giochi di potere
Luca Palamara (Foto by (foto ansa))

Il Csm tra correnti
e giochi di potere

«Al di sopra di ogni sospetto». L’affermazione ha un rilievo fondamentale per tutti coloro che rivestono cariche di rilievo, siano esse politiche, pubbliche, associative e così via. Per tale ragione suscita particolare sconcerto il caso che vede coinvolto Luca Palamara, consigliere del Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, sul quale pendono accuse molto gravi come la corruzione. Anche soltanto l’ombra del sospetto nei riguardi di un magistrato – qualunque sia il ruolo e la funzione esercitata – finisce per alimentare il discredito nei riguardi dell’intero ordine giudiziario, che è (e deve sempre essere) uno dei pilastri degli ordinamenti democratici.

Ancor più forti diventano le preoccupazioni allorché al centro della vicenda viene a trovarsi un magistrato che appartiene all’organo di «autogoverno» (come si usa dire in modo un po’ improprio) della magistratura.

Nel nostro ordinamento, infatti, il Consiglio superiore della magistratura ha un rilievo particolare, connesso alle norme costituzionali sull’ordinamento giudiziario. All’Assemblea costituente si discusse in modo approfondito sull’ordinamento della magistratura. Nella Costituzione repubblicana la sua autonomia è precisata a chiare lettere dall’articolo 104, nel quale la magistratura è definita un ordine «autonomo e indipendente da ogni altro potere». Proprio in sintonia con tale presupposto – che sgancia l’ordine giudiziario dal rapporto di dipendenza con il potere esecutivo – assume particolare rilievo il Consiglio superiore della magistratura, al quale la Carta costituzionale ha affidato l’integrale gestione dello status giuridico dei magistrati, conferendogli il potere di assumere tutti i provvedimenti concernenti i percorsi di carriera.


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