Il declino del Pd Poche idee e confuse

Il declino del Pd
Poche idee e confuse

Non c’è da meravigliarsi che il Pd si sia mangiato in tre anni più della metà del suo consenso. Suscita meraviglia piuttosto il fatto che, nonostante tutto, nonostante se stesso, resti ancora al 17 per cento. Dicevamo nonostante se stesso, e a proposito. Sono passati, infatti, ormai sei mesi dal tonfo del 4 marzo e i suoi vertici non si sono ancora degnati di condurre una seria autocritica dello scacco subito. Si sono limitati ad attribuirlo a un difetto di comunicazione.

Dopo di che anch’essi, però, ammettono di aver commesso qualche sbaglio. Ma, si sa, solo chi non fa è sicuro di non sbagliare. Stessero così le cose, si dovrebbe concludere paradossalmente che è stato l’elettorato ad essere troppo ingeneroso con i propri dirigenti e che quindi ci sarebbe poco da cambiare al vertice del partito. Peccato che non mostrino di pensarla così quanti dovrebbero tornare a votarli. A ben guardare, sono gli stessi leader del Pd i primi a credere che ci sia molto da cambiare, visto che fanno a gara nell’annunciare progetti di grandi rivolgimenti. Il presidente dem Matteo Orfini vorrebbe addirittura chiudere bottega e aprire una nuova ditta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA