Il prezzo «politico» da pagare all’Europa

Il prezzo «politico»
da pagare all’Europa

A Bruxelles fanno sapere che con l’Italia si sta dialogando e che il clima è cambiato rispetto alle scorse settimane, ma avvertono anche che la procedura di infrazione per eccesso di deficit sta comunque muovendo i suoi passi. A Roma la Commissione Bilancio della Camera, che sta esaminando la manovra predisposta del governo, procede al rallentatore nell’attesa che Luigi Di Maio e Matteo Salvini si mettano d’accordo sul «prezzo politico» che dovranno pagare per soddisfare le richieste della Commissione ed evitare che il 19 dicembre la procedura arrivi al traguardo delle sanzioni.

Fino a quando non si saprà di quante risorse verranno privati sia il reddito di cittadinanza che la riforma pensionistica, a Montecitorio la manovra non si sbloccherà e non si avrà la certezza che a Palais Berlaymont hanno effettivamente fermato le macchine. Per ottenere questo risultato il deficit previsto dagli italiani dovrebbe scendere dal 2,4 per cento sul Pil fino al 2,2, forse al 2,1, anche se Moscovici vorrebbe un tondo 2 per cento che sarebbe comunque più alto di quanto promesso e sottoscritto a suo tempo dal governo Gentiloni (1,6 per cento).


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