In Europa il rischio cortina atomica

MONDO. La nuova architettura geostrategica in Europa per il XXI secolo è la tematica principale del summit dell’Alleanza atlantica in corso a Vilnius. I leader dei 31 Paesi, membri dell’organizzazione, la stanno definendo pensando non solo ai pericoli presenti - vedi conflitto in corso in Ucraina e il necessario rafforzamento del «fronte orientale» - ma anche alle sfide del futuro - ossia alla corsa per il controllo delle risorse dell’Artico con l’adesione nei mesi scorsi della Finlandia e quella imminente della Svezia.

L’avventura di Vladimir Putin si sta così trasformando in uno spaventoso boomerang per la Russia che si vede geopoliticamente rigettata verso Est, verso l’Asia, e fuori dai ricchi mercati economico-finanziari occidentali. Un vero disastro per le future generazioni, un colpo durissimo alle ambizioni del Paese slavo per i prossimi decenni.

Soltanto la sconfitta alle presidenziali Usa nel 2024 dell’attuale Amministrazione democratica, che è riuscita a sorpresa a tenere unito grazie alla leadership di Biden l’intero Occidente, potrebbe rallentare la dinamica che sta mettendosi in moto a Vilnius. Il «se vuoi la pace preparati alla guerra», ripetuto dalla premier Meloni, riassume perfettamente l’atmosfera che si vive oggi in Lituania e sul «fianco orientale» della Nato. I punti fondamentali a lungo termine in discussione tra i 31 membri riguardano l’apertura di basi dell’Alleanza a ridosso dei confini della Russia, rigettando l’accordo bilaterale con Mosca del 1997, e il posizionamento di armi pesanti in pianta stabile ad Est dell’Oder, evento mai registratosi dopo la fine della Guerra fredda. I polacchi chiedono anche di ricevere armi tattiche nucleari in risposta all’analogo recente dispiegamento da parte del Cremlino in Bielorussia.

In sintesi, la smantellata «cortina di ferro» - le cui tracce si possono oggi trovare solo nei manuali di storia - rischia non solo di riemergere dalle tenebri degli incubi del Vecchio continente ma anche di diventare presto una «cortina atomica». A Vilnius non vi è una posizione comune sul da farsi. I maggiori Paesi Ue frenano sulle brusche accelerazioni volute dai baltici, poiché comprendono che vi è il rischio di provocare futuri conflitti di gravità superiore a quello ucraino. Da giorni i russi minacciano e parlano del pericolo nucleare. Quando usano quei toni, vuol dire che sono in difficoltà. Non è casuale che la notizia dell’incontro tra Putin e il ribelle capo della Wagner Prigozhin, avvenuto il 29 giugno, sia stata rilasciata a poche ore dall’inizio del summit Nato per dire agli occidentali che la Russia è unita. Chiaramente a Vilnius la massima attenzione è rivolta all’Ucraina e al suo presidente Zelensky per gli obiettivi a breve termine. Sulla fornitura di armi Nato a Kiev si è scritto per mesi. Adesso la questione è non tanto l’adesione immediata ucraina all’Alleanza - prima deve finire il conflitto (dopo sarà forse scontata) - quanto il modello di sostegno da applicare oggi: ossia dare a Kiev ulteriori garanzie di sicurezza o accordarle aiuto come viene fatto con Israele.

Il summit è stato preceduto da un’importante dimostrazione di muscoli: imponenti manovre aeree Nato in Germania, arrivo di super-bombardieri strategici Usa B1-b in Giappone, atterraggio a Vilnius di uno dei Boeing E-4B Usa utilizzabile come punto di comando in caso di guerra.

In ultimo, la partecipazione alla Nato comporterà l’aumento delle spese militari. Dopo anni di tira e molla tra americani ed europei la soglia del 2% sul Pil sarà considerata minima e non come in passato auspicabile.

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