La buona politica richiamata dal Papa

La buona politica
richiamata dal Papa

È il promemoria per le classi dirigenti. Sta tutto in una riga. «La buona politica è al servizio della pace». Lo detta Papa Francesco a cent’anni dalla fine della Prima guerra mondiale per invitare a fare esattamente l’opposto di quanto accadde cento anni fa quando una cattiva politica e il sonno della ragione delle classi dirigenti non seppe affrontare e sbaragliare l’ingiustizia e gli assetti che si portava dietro la fine dell’«inutile strage». Allora la guerra diventò normale e rimessa in campo in un baleno da politici malandrini come strumento per risolvere questioni, riequilibrare usurpazioni presunte, rivendicare diritti. Sappiamo come è finita tra nazionalismi dell’odio e genocidi. Poi solo la paura di un olocausto totale ha congelato la follia della guerra. Ma non l’ha eliminata. La politica ha badato solo che il congelatore della storia funzionasse e neppure troppo bene. Alla pace ci si è rassegnati, senza rimuovere le cause dei conflitti, senza prevenirne le involuzioni, senza favorirne le soluzioni.

La buona politica ha fallito nel suo compito e così animosità etniche e geopolitiche canaglia si sono scongelate fino a provocare quella che Bergoglio chiama la «Terza guerra mondiale a pezzi». Il richiamo alla politica nel giorno dedicato alla pace non è affatto la riaffermazione di una sorta di monopolio ecclesiastico, ma un appello dell’ultimo miglio, all’impegno di Stati, di popoli e di ciascuno di noi.


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