L’abuso d’ufficio inibisce i sindaci

L’abuso d’ufficio
inibisce i sindaci

Ha fatto discutere la «carezza» di Matteo Salvini al rivale politico Giuseppe Sala. A pochi minuti dalla lettura del dispositivo di condanna letto dai giudici di Milano a carico del sindaco della città ambrosiana, il ministro dell’Interno ha detto da Treviso: «Non sono abituato a festeggiare le condanne altrui. Voglio leggermi gli atti. Da milanese sono orgoglioso di come è stato gestito Expo. Se c’è stato un errore verificheremo di che tipo di errore si tratta, però mentre a sinistra di solito festeggiano le sentenze contro Tizio e contro Caio, io da milanese non festeggio. Parole caute, cui non eravamo abituati tra rivali politici negli ultimi tempi. Uno dei motivi di queste affettuosità, a parte la milanesità, è senz’altro la natura del reato, quel falso ideologico che insieme all’abuso di ufficio rappresenta lo spauracchio di tutti i sindaci e amministratori d’Italia.

In particolare, l’abuso d’ufficio scatta molto facilmente, perché esposto alle denunce di chiunque (talvolta perfino generata dal livore o dalla rappresaglia dello scontento di turno) per qualunque trasgressione formale: i motivi possono andare da una multa cancellata a un presunto favore quando si assume una persona, fino a una gara sospetta di essere «pilotata».


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