L’azzardo antieuropeo tra minacce e obiettivi

L’azzardo antieuropeo
tra minacce e obiettivi

Emorragia degli investimenti esteri sul debito pubblico italiano, innalzamento dello spread, (quasi certo) declassamento del rating appena sopra la soglia oltrepassata la quale i nostri Btp diventerebbero titoli spazzatura, fine del quantitative easing, bagliori di default: tra danni procurati e rischi in agguato il governo Conte avrebbe di che preoccuparsi, e non poco. Come non bastasse, è stato fatto oggetto d’inviti pressanti a usare cautela nel far ricorso al deficit da parte di un po’ tutte le autorità istituzionali, nazionali ed internazionali: dalla presidenza della Repubblica alla Banca d’Italia, dalla Bce all’Ecofin, per non dire della Commissione Europea. Eppure, Salvini e Di Maio proseguono imperterriti nel richieder fondi a debito pur di finanziare le loro promesse elettorali.

Inutile girarci attorno, c’è una domanda che aleggia nel confronto politico di questi giorni e che tutti cercano di scansare perché troppo allarmante: l’abbandono dell’euro è per Lega e M5S una minaccia da brandire al cospetto degli avversari o un obiettivo da perseguire? O tutte le due cose insieme?

Nel senso che, se con la minaccia i giallo-verdi non ottengono il placet dell’Ue e una certa benevolenza dei mercati, sarebbero decisi a riportare in vita la vecchia lira, costi quel che costi.

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