L’Europa non è più inerme in economia

I falchi contrapposti alle colombe. I «Paesi frugali» sul fronte avverso a quello dei «Paesi del Mediterraneo». Lo «spread» e il «Patto di stabilità». Leggendo certe cronache dei vertici europei che costellano questa fase difficile per la nostra economia potremmo essere colti da una sensazione di «déjà vu»: l’Europa si prepara forse ad affrontare l’attuale momento storico con le stesse modalità (non propriamente brillanti) e con gli stessi strumenti di politica economica visti all’opera dieci anni fa durante la crisi del debito sovrano? Per rispondere, occorre partire da una premessa.

L’Europa non è più inerme in economia
La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde

Il nostro continente ha di fronte a sé alcune sfide con pochi precedenti: la guerra alle porte, i costi dell’energia in fortissimo rialzo, l’inflazione che ormai prende piede nell’economia reale, l’incertezza che investe noi tutti. È dunque realistico che la ripresa post-Covid continuerà a rallentare e che addirittura possa interrompersi nel caso di un aggravamento del contesto bellico o energetico. In uno scenario simile, è ovvio che si registreranno divisioni tra le cancellerie sulla scelta delle strategie future, così come differenze di tono tra i governi su alcuni argomenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA