Lo studente torturato nell’Egitto alleato
Il ricercatore Patrik George Zaky

Lo studente torturato
nell’Egitto alleato

Capita spesso di leggere o di ascoltare parole sulla crisi istituzionale delle democrazie occidentali, sulla loro incapacità di rappresentare i bisogni emergenti dei cittadini, sulla necessità di velocizzare i processi decisionali e quindi dell’urgenza di riforme. Tutto vero. Poi però emerge la storia di Patrick Zaky, 28 anni, egiziano, studente per un master all’Università di Bologna grazie al progetto Erasmus, arrestato il 7 febbraio scorso al suo rientro in patria, con l’accusa pesantissima di «diffusione di notizie false attraverso i social network, incitamento alle proteste non autorizzate, apologia di crimini di terrorismo e attività volte a destabilizzare la sicurezza nazionale».

In realtà sono le classiche imputazioni altisonanti che i regimi paranoici rivolgono agli oppositori (accade anche in Turchia). Un particolare da non sottovalutare poi: Zaky è un cristiano copto, quindi lontano dall’ideologia di gruppi jihadisti. Fa parte di un’organizzazione non governativa che lotta per la difesa dei diritti umani e nel settembre scorso ha partecipato alle proteste contro la dittatura militare del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sanzionate con duemila arresti. Prelevato all’aeroporto del Cairo, lo studente attivista è finito nelle mani dei servizi segreti, imprigionato e torturato. Oggi ci sarà l’udienza del Riesame sulla custodia cautelare.

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