L’urgente bisogno di un’igiene delle parole

L’urgente bisogno
di un’igiene delle parole

In un’intervista pubblicata su uno dei maggiori quotidiani italiani il ministro dell’Interno ha affermato: «È come se nel gesto di odio si riassumesse una nuova “normalità”, una declinazione come un’altra della cultura imperante dell’outing». Parole lucide, che colpiscono per il preoccupante richiamo alla «normalità» delle dichiarazioni deliranti che imperversano nel mondo del web. I bersagli sono tanti: in prima fila ebrei, omosessuali, persone di colore, donne che non accettano di sentirsi oggetto nelle mani di uomini violenti.

O anche, semplicemente, avversari politici che hanno opinioni diverse. In questa delirante ascesa dell’insulto, della minaccia, della rabbia inconsulta si segnalano le formazioni politicamente vicine agli ambienti neofascisti e neonazisti, i quali sembrano sentirsi legittimati a spargere il seme della discordia, della ferocia verbale, che incita (e spesso induce realmente) alla violenza fisica. La frequenza con la quale tali atteggiamenti – il più delle volte coperti da un vile anonimato – si riproducono non può non costituire una reale preoccupazione per chi governa e ha il dovere di impedire che tali fenomeni si espandano ancor più, affinché il clima dell’odio non ci faccia precipitare in un passato che l’Italia ha vissuto durante la dittatura fascista.

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