Mea culpa di Juncker e la prova italiana

Mea culpa di Juncker
e la prova italiana

Non è difficile credere all’autorevole sondaggista che, intervistata in tv, dice: «Il mea culpa di Juncker fomenta il clima di tensione». Non è difficile, perché ai più sono sembrate tardive e anche un po’ ipocrite le parole con cui il presidente della Commissione europea ha fatto autocritica sulla linea di austerità inflessibile che l’Europa tenne nei confronti della Grecia, «salvata» dalla Troika a prezzo di un impoverimento che ancora oggi fa scandalo, con troppa gente che non può permettersi nemmeno le medicine per curarsi.

Le parole di Juncker ricordano quelle pronunciate qualche tempo fa da Angela Merkel che si dolse di come la Grecia, culla della civiltà occidentale ed europea, sia stata ridotta dai suoi creditori (a cominciare dalle banche tedesche). È pur vero che sia Juncker che la Merkel furono condizionati dai falchi europei - il ministro delle Finanze di Berlino Schaübleä e i governanti del Nord, a cominciare dai soliti olandesi e finlandesi - ma furono proprio loro due a sottoscrivere quella «punizione» nei confronti dei greci spendaccioni e indebitati.


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