Non studia né lavora il 20% dei giovani italiani. C’è bisogno di reinventarsi

Non studia né lavora il 20% dei giovani italiani. C’è bisogno di reinventarsi

Per risolvere il problema dei Neet (acronimo di Not education, employment or training, i giovani dai 15 ai 24 anni che né studiano né lavorano), ci torna utile un film girato da Vittorio De Sica e sceneggiato da Cesare Zavattini. Ma prima cerchiamo di capire più a fondo chi sono i Neet e quanti sono. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea in Italia ce ne sono oltre due milioni, circa il 20,7% del totale dei giovani. Una percentuale incredibile, per giunta aumentata nell’ultimo trimestre, che è addirittura il doppio di quella europea (11,7). Un esercito immobile che pesa come un macigno sull’economia italiana. Da chi è composto questo esercito? Qualche tempo fa l’Istat ha cercato di dare una risposta.

Più della metà è costituito da donne che vivono al Sud (come Napoli, Catania, Brindisi e Palermo), hanno un livello di istruzione molto basso (licenza media o in rari casi diploma superiore) e hanno rinunciato a cercare un impiego. La cosa strana è che una percentuale di inattivi superiore alla media nazionale la fa registrare il Trentino Alto Adige, che è all’avanguardia nei contratti formazione-lavoro. Il problema è dunque strutturale, non solo del Mezzogiorno.

In realtà quest’universo è molto variegato e comprende persino laureati e diplomati che non riescono a trovare un posto. Quanto alle cause, sicuramente la prima è il contesto sociale ed economico in cui viviamo. Non funziona la catena formazione-lavoro, non funzionano i contratti a tempo determinato che finiscono per scoraggiare, vi è una generale assenza di alternative, certo il reddito di cittadinanza spesso costituisce un’alternativa a un mestiere che rende poco più del sussidio, la famiglia da ormai 20 anni è un ammortizzatore sociale contro la disoccupazione giovanile e le politiche dei governi hanno fatto pochissimo per disincentivare questa tendenza, anzi, per certi aspetti l’hanno incentivata. Pesa anche la crisi economica, perché come è noto il lavoro non lo si crea nei centri per l’impiego ma nelle aziende che aumentano i loro fatturati.

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