Patto e sfida per il Paese
L’intervento del presidente Carlo Bonomi all’assemblea di Confindustria martedì 29 settembre a Roma

Patto e sfida
per il Paese

La proposta slogan – Patto per l’Italia - che ha caratterizzato ieri l’Assemblea annuale di Confindustria in versione autunnale causa Covid, appare forse un po’ troppo generica e soft, per un turbo presidente come Carlo Bonomi, salito alla ribalta nazionale segnalandosi per grinta e vis polemica verso la politica. Dopo anni di presidenze al fotofinish, si è insediato in Viale dell’Astronomia pressoché all’unanimità, quindi con un forte mandato e propositi combattivi. Il fatto è che l’ascesa di Bonomi è stata parallela al Governo Conte 1 ed è stato gioco facile, in quella fase, bombardare in chiave di mercato scelte assistenziali, populismo, cancellazione disinvolta di provvedimenti come industria 4.0, guerra all’Europa.
Il quadro è poi profondamente cambiato con la pandemia, che ha obbligato a smorzare i toni, e soprattutto con il Conte 2, che recuperando l’europeismo, ha portato a casa centinaia di miliardi, e ha messo in ombra la politica strumentale e urlata di una sterile campagna elettorale permanente.

Nella platea dell’Auditorium romano, sedeva martedì 29 settembre – in grisaglia e auto blu in attesa, benedicente e lungimirante - lo stesso Di Maio che solo pochi mesi fa definiva «prenditori» gli imprenditori, e andava a Parigi ad incoraggiare i gilet gialli.

Da qui, un Bonomi istituzionale, che per fare l’elogio degli atteggiamenti «controvento» che gli piacciono ha portato proposte condensate in un tomo di 385 pagine e sfidando il Governo a tirar fuori dal cassetto le conclusioni della passerella altrimenti inutile degli «Stati generali» improvvisati da Conte.

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