Quando Miglio ispirava la Lega

Quando Miglio
ispirava la Lega

La Lega, nata come partito autenticamente federalista, vive oggi una contraddizione di fondo sotto la guida di Matteo Salvini, che la sta trasformando in un movimento sovranista. Il sovranismo, a differenza del federalismo, tende ad accentrare l’esercizio del potere contrapponendosi alle autorità sovranazionali e, al contempo, annullando le stesse spinte autonomiste interne. L’antieuropeismo più volte sbandierato da Salvini, oggi in qualche modo mascherato per esigenze di governo, nasce da una visione sovranista che è incompatibile con quella federale. Ce lo spiega chiaramente Gianfranco Miglio, che fu autorevole ideologo della Lega.

In uno dei suoi ultimi scritti «Oltre lo Stato nazione: l’Europa delle città», pubblicato nel 2001 pochi mesi prima della sua scomparsa, Miglio affermava: «L’idea sovranista esprime una ossessione tutta ideologica, per l’unità, per la reductio ad Unum. Oggi, invece, si tratta di organizzare politicamente le differenze, di valorizzarle e di difenderle, non di annullarle. Qualcuno pensa ancora che basti un confine per difendere le identità. Economicamente e tecnologicamente i confini non esistono più: permangono solo come espressione simbolica - politica e militare a un tempo - di un mondo che sta per finire». Lo scritto si conclude con la visione dell’Europa del futuro: «Fra cinquant’anni una nuova combinazione di elementi politici e privatistici darà luogo a strutture di tipo neo-federale quasi ovunque. Potrà suonare per alcuni come una bestemmia, per altri, tra cui mi annovero, come una speranza: e se nel nostro futuro, una volta finita l’epoca degli stati nazionali (commerciali) chiusi, ci fosse la creazione di un nuovo spazio politico, di una struttura in grado di unire, rispettandone le diversità, tutti i diversi popoli europei?».


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