Quella foto di papà e figlia non smuove la pietà politica

Quella foto di papà e figlia
non smuove la pietà politica

Il braccio della bambina è ancora attorno al collo di suo papà. Li hanno trovati così sulla sponda del Rio Grande, quasi al confine tra Messico e Texas. Il papà, probabilmente per proteggerla l’aveva infilata dentro la sua stessa maglietta. Li hanno trovati così, faccia in giù nell’acqua e nella fanghiglia, annegati nel tentativo di passare il confine. È un’immagine che ha fatto il giro del mondo, al pari di quella del piccolo Aylan, il bambino curdo ritrovato morto nel 2015 sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, dopo il naufragio del gommone che avrebbe dovuto portare lui e la sua famiglia sull’isola greca di Coo.

C’è un elemento che unisce queste due fotografie scattate a migliaia di chilometri di distanza: tutti i poveri corpi sono stati rinvenuti a testa in giù. È un segno che restituisce tutto il peso non solo della morte, ma anche dell’umiliazione subita. Sono corpi di cui non conosciamo i volti, quasi avessero voluto nasconderceli: e così diventano ancor più «presenti» alla nostra coscienza. Sono come un vulnus difficile da anestetizzare. Il papà e la bambina erano migranti salvadoregni. Non conosciamo i loro volti ma sappiamo i loro nomi, Oscar Alberto Martinez e Angie Valeria. Possiamo immaginare con quale amore quel padre avesse pensato di rischiare quell’avventura per cercare di dare una chance di futuro alla sua figlioletta. Non si emigra per sé, si emigra per chi viene dopo: la foto di Oscar e Angie ci dice anche questo.

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