Recovery, servono
serietà e idee chiare

Tutti ne parlano, ma in questa crisi non entrano ancora i veri temi posti dal cosiddetto «Recovery plan», subito ribattezzato «Next generation Eu»: qualcosa che viene realizzato oggi, ma è riservato ai giovani di domani, altrimenti destinati ad un insostenibile indebitamento. I «soldi di Bruxelles» non sono l’eredità di un nonno belga che ci dice: fatene buon uso, e poi muore. Qui, chi fa un debito comune europeo è ben vivo e vuole controllare. È soprattutto sbagliato pensare che serva ai nostri bisogni immediati. A quelli, dovremmo provvedere con i prestiti della Banca Europea (nel 2020 quasi lo stesso importo del Recovery), con le nostre entrate e magari con i tagli agli sprechi (ma siamo autorizzati a non farli, e ne profittiamo). In teoria dovrebbero andare tutti a progetti nuovi. Benedetta lingua inglese.

Recovery, servono     serietà e idee chiare
Il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni
(Foto di ansa)

Recovery suona come protezione, cura, ricorda il «ricovero» in ospedale. Per la mentalità assistenzialista italiana, vocabolo di facilissima comprensione. Ma la vera parola inglese che sta al centro del documento è invece «facility», cioè finanziamento per un obiettivo, anzi un quadro integrato di obiettivi. Qualcosa di opposto al distribuire a pioggia 209 miliardi e comunque di non garantito a priori. Il notaio Bruxelles, prima di pagare, ci chiede l’adempimento di condizioni gravose. Il Consiglio europeo giudicherà prima di firmare l’assegno, e là ci sono i tanti che considerano sbagliato aiutare l’Italia che ha un Parlamento per metà populista e sovranista, che ha fatto quota 100 e redditi di cittadinanza. Il piano dà a noi il 2% del Pil, alla Francia ne toglie l’1% e a Germania, Olanda, Austria addirittura il doppio: 4 punti di differenza. Come pensare di non essere sotto esame?

© RIPRODUZIONE RISERVATA