Referendum, il Pd rischia
di pagare pegno

C’è chi pensa che al referendum del 20 settembre ci potrebbero stupire i «no» alla riforma che taglia il numero dei parlamentari. E c’è chi invece, più verosimilmente, prevede una schiacciante vittoria dei sì, con conseguente trionfo di Luigi Di Maio e soci, i principali sostenitori della riforma costituzionale. Di seguito anche Salvini e Meloni, anche se in misura minore, potranno intestarsi una riforma che hanno appoggiato nelle aule parlamentari. Chi invece rischia di pagare pegno in ogni caso è il Pd. Il partito di Zingaretti, nel corso dei primi tre esami parlamentari previsti per riformare la Costituzione, si è battuto contro la mannaia grillina evidenziandone crudamente non solo le incongruenze tecnico-politiche ma addirittura la pericolosità democratica: riduzione della rappresentanza, avvilimento della funzione parlamentare, delegittimazione delle Camere, ecc. Alla quarta lettura, quella decisiva, i democratici hanno però cambiato radicalmente parere votando a favore tra lo sconcerto di molti dirigenti e militanti.

Referendum, il Pd rischia di pagare pegno
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti

La ragione del voltafaccia: l’accordo di governo con il M5S che prevedeva uno scambio tra la riforma grillina e una nuova legge elettorale in senso proporzionale che, secondo Zingaretti e i suoi, avrebbe migliorato il brutale taglio di deputati e senatori.

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