Rimpatri veloci per frenare Salvini

Rimpatri veloci
per frenare Salvini

A cosa serve la presentazione del piano dei «rimpatri veloci» da parte di Luigi Di Maio e del Guardasigilli grillino Bonafede? A respingere l’attacco più efficace che Matteo Salvini sta portando al governo giallo-rosso: quello basato sull’accusa al governo di aver «spalancato» i porti che lui, da ministro dell’Interno, aveva chiuso. Per rintuzzare questa critica, Di Maio decide di dare una sterzata «a destra» del governo definito «più a sinistra della storia repubblicana» e manda fuori un piano in base al quale chi approda sulle nostre coste provenendo da determinati Paesi non in guerra (dodici, tra cui il Montenegro ma anche l’Algeria o la Tunisia) e non presenta prove inoppugnabili di essere stato vittima di violenze e persecuzioni, viene immediatamente riportato a casa con in tasca un rifiuto della richiesta di asilo. Appunto, rimpatri «veloci».

Funzionerà? Di sicuro il sistema attuale non funziona, dal momento che negli ultimi tempi sono stati rimpatriati poco più di 5 mila richiedenti asilo mentre pendono ben 70 mila domande nelle questure e nei tribunali. Questo effettivamente rappresenta un fallimento dello stesso Salvini che aveva esordito con promesse di rimpatri da esodo biblico: migliaia e migliaia al giorno, e naturalmente nulla di tutto ciò è accaduto.

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