Salvare il pianeta con piccole azioni

Salvare il pianeta
con piccole azioni

La giovane svedese Greta Thunberg è entrata nell’immaginario collettivo all’insegna del «climate strike». Dicono che nella manifestazione di Milano si sia battuto il record di adesioni al grido di «we don’t have time». Ma basta girar l’angolo per capire che qui da noi le emergenze sono due: quella ambientale ovvero delle macropolitiche che segnano gli indirizzi degli Stati e quella spicciola che ci tocca da vicino e che non c’è governo che possa modificare. Quella che ci fa buttare per consuetudine le cicche di sigarette per terra per esempio. È un costume nazionale che travalica le città e approda in estate sulle spiagge.

Famoso, la scorsa estate, l’urlo in Sardegna del bagnino indignato per l’incuria del suo pubblico. Circondato da bellezze che invocano una preghiera di ringraziamento, il bagnante invece di badare all’ambiente pensa a sporcare e non ci trova nulla di male. Sui social per un attimo il bagnino ha avuto il suo momento di celebrità e tutto è finito lì. Per guidare i governi ci vuole un’opinione pubblica dal polso fermo. E per l’italiano le priorità sono altre. L’Italia è l’unico Paese nel mondo occidentale ad essere rimasto in crisi. E si vede. Ma allora che si fa? Si resta nel degrado e si protesta contro? Amplificato migliaia di volte, è quello che si è visto sulle piazze d’Italia in questi giorni. Sarebbe bastato che ogni singolo manifestante si fosse fatto carico di una piccola azione.


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