Scenari difficili per l’autonomia

Scenari difficili
per l’autonomia

L’autonomia regionale, che ora si chiama differenziata, è un tema serio, con implicazioni complesse sia giuridiche che economico sociali che richiedono il massimo di competenza tecnica e sensibilità politica. L’esito può essere molto negativo o molto positivo, bisogna star attenti a buttar tutto nel tritacarne del quotidiano, perché queste sono riforme per un futuro che duri. Le Regioni non hanno meritato molta fiducia nel loro quasi mezzo secolo di vita, ma se questa fosse l’occasione per renderle più efficienti e responsabili, sarebbe un gran bene.

L’ultima volta che fu ritoccato il rapporto Stato-Regioni, per compiacere l’ansia ulivista di Bassanini di intercettare l’effimero vento federalista, finì molto male, con conflitti paralizzanti sul nuovo capo V della Costituzione. Potevano essere spazzati via dal referendum della stessa parte politica che li aveva provocati, ma si sa come è andata il 4 dicembre 2016. Se si scatena la guerra tra Nord e Sud, tra burocrazie ministeriali e regionali, tra secessionisti nostalgici e patrioti della retorica unitaria, tra virtuosi e spendaccioni, finisce male. Il giornale più importante sulla piazza di Roma, sta già evocando deportazioni di ministeriali al seguito di competenze trasferite.


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