Se un figlio diverso
diventa un bersaglio

I genitori che desiderano adottare un figlio devono essere dotati di una certa tenuta morale. Il percorso prevede infatti incontri con psicologi e assistenti sociali durante i quali la propria vita e quella di coppia sono sondate in profondità, com’è giusto che sia, per valutarne aspetti critici e compatibilità con l’accoglienza di chi non è prole naturale. Poi c’è il rapporto con la burocrazia, quella dei Tribunali dei minori, titolati a concedere l’agognata idoneità all’adozione o a rigettare la domanda. Una volta ottenuta l’idoneità, il percorso riparte. Le adozioni nazionali sono rarissime e i genitori puntano soprattutto su quelle internazionali. Viene dato il mandato a un’associazione non profit che fa parte di un elenco di enti autorizzati ad operare all’estero. E da qui altri mesi di attesa, sottoposti a possibili sorprese negative: le burocrazie degli Stati che danno in adozione i bambini sono volubili. Può capitare che sospendano le procedure per mesi o addirittura che chiudano le porte al destinare i piccoli (nella realtà sono sempre più grandi) a nuove famiglie.

Se un figlio diverso     diventa un bersaglio

Ci sono casi struggenti: genitori che hanno avuto l’abbinamento con il nuovo figlio, hanno compiuto un primo viaggio per conoscerlo e poi non lo hanno più visto perché lo Stato estero nel frattempo ha chiuso alle adozioni (è successo in Romania a famiglie italiane).

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