Si cerchino soluzioni per i popoli non per le economie

Si cerchino soluzioni per i popoli
non per le economie

La pandemia ha messo tutto allo scoperto e ha certificato con un timbro drammatico che se si continua così, in pratica se si stenta a fare l’Europa, l’Unione va a gambe all’aria. Invece l’unica soluzione è rafforzarla e scioglierla dalla morsa di un orizzonte che sempre più appare angusto. Con la chiarezza che lo contraddistingue lo ha detto solo il Papa nel messaggio di Pasqua «Urbi et Orbi». Bergoglio ha sottolineato una cosa semplice e di buon senso e cioè che esiste un concetto di Europa indispensabile che oggi è messo alla prova dei fatti.

Insomma o si fa l’Europa tutti insieme o veniamo tutti insieme travolti. Ecco l’esortazione cruciale, che ha il sapore dell’ultimo appello: «Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà anche ricorrendo a soluzioni innovative».

I punti principali sono due:
l’ «ulteriore prova» e le «soluzioni innovative». Francesco fin dai primi mesi del pontificato ha insistito su due cose e cioè da una parte i limiti della globalizzazione e dall’altra la necessità di un nuovo equilibrio internazionale. Ha detto che l’architettura del neoliberalismo con tutti i suoi aggiustamenti teorici alla prova pratica non regge. La «casa comune» non sta in piedi, ha detto e scritto ripetutamente Bergoglio, per via di troppi egoismi e particolarismi. Anche in Europa. Invece l’Europa indispensabile deve liberare lo sguardo verso il futuro, essere più creativa, non più bloccata dall’incertezza e dall’incoerenza di concepirsi come equilibrio di lobby nazionali. Bruxelles non deve essere il luogo dove i Paesi negoziano i propri affari.

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