Tra Bergamo e Treviglio
un futuro fermo in coda

Il progetto è del 2012, ma l’idea è di molto prima. Di quando cioè le Camere di Commercio di Brescia, Bergamo e Milano hanno cominciato a pensare ad un’alternativa alla congestionata A4 allora a tre corsie. Il collegamento diretto tra Bergamo e Treviglio nasce in un’ottica di ridisegno della grande viabilità regionale, con particolare attenzione al nodo milanese dove confluisce praticamente tutta la rete lombarda, compresa quella ferroviaria. Se il progetto è del 2012, la costituzione di Ipb, diventata poi Autostrade Lombarde è del 2002. Dieci anni prima. E il primo dato – fondamentale – sul quale soffermarsi quando si parla di infrastrutture nella nostra provincia è proprio quello temporale: stiamo parlando di un nastro di asfalto dalla bellezza di 17 anni.

Tra Bergamo e Treviglio un futuro fermo in coda
La statale 42 che collega Bergamo e Treviglio
(Foto di Archivio)

A chilometro zero, o meglio a zero chilometri. Il dato diventa paradossale se ci soffermiamo su quell’acronimo Ipb: sta (stava) per interconnessione Pedemontana-Brebemi. La seconda è il risultato di una visione lungimirante degli enti camerali a fine millennio scorso, la prima è ancora per la maggior parte sulla carta. La mitica autostrada che avrebbe dovuto collegare le province di Bergamo, Milano (Monza-Brianza non esisteva all’epoca), Varese e Como. Prima apparizione quasi mistica nei Piani territoriali, anno di grazia 1963. Cinquantasei anni fa. Chilometri finora realizzati, 22 sui 67 complessivi. Ci sia consentito questo excursus storico perché lo pensiamo fondamentale per collocare la questione della Bergamo-Treviglio in una prospettiva di sviluppo capace di andare un po’ al di là di un approccio tra guelfi e ghibellini. Perché il vero problema di questo territorio (e del Belpaese in generale) è che le opere, tutte le opere, nascono già vecchie: debilitate, depotenziate - stroncate verrebbe da dire - da un dibattito estenuante e da una sostanziale mancanza di assunzione di responsabilità.

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