Tutto cambia fuorché la denatalità

Durante i mesi di lockdown nel 2020, qualcuno avanzò l’ipotesi che dalle misure di confinamento, e quindi dal maggior tempo passato per forza di cose con i conviventi, sarebbe potuto scaturire un piccolo boom demografico. L’Istat, ieri, ha certificato che si è trattato soltanto di una illusione. Dal rapporto sulla dinamica demografica per il 2021, infatti, si evince che il malessere demografico del nostro Paese non si è alleviato ma anzi si è aggravato. Lo scorso anno i nati in Italia sono stati appena 399.431, l’1,3 per cento in meno dall’anno precedente, per la prima volta nella storia sotto la soglia di 400.000. La tendenza è di lungo termine, come ha precisato il Presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo.

Tutto cambia fuorché la denatalità

La discesa dal picco del milione di nascite, raggiunto nel 1964 alla fine del «baby boom», è stata lunga. La pandemia però ha aggiunto a questa discesa una sinistra ripidità. «Il crollo delle nascite tra dicembre 2020 e febbraio 2021, da riferirsi ai mancati concepimenti durante la prima ondata pandemica - si legge nel rapporto Istat - è sintomo della posticipazione dei piani di genitorialità che si è protratta in modo più marcato nei primi sette mesi, per poi rallentare verso la fine dell’anno».

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