Un grande sforzo e l’unità necessaria
Sergio Mattarella e al ministra Azzolina il primo giorno di scuola a Vo’ Euganeo (Foto by Ansa)

Un grande sforzo
e l’unità necessaria

La riapertura delle scuole dopo il lockdown è il più eloquente segno di uno sforzo di convivenza con il virus tuttora tra noi per ripristinare un grado accettabile di vita normale. Il carattere strategico dell’infrastruttura scolastica in questo senso è evidente: essa mette in moto milioni di persone che insieme restituiscono così linfa alla dinamica sociale, culturale, economica del Paese. In questo senso, provvedere alla ripresa delle lezioni è una sfida veramente impegnativa per il governo del Paese: il presidente del Consiglio Conte, la ministra Azzolina, il commissario Arcuri, in collaborazione con le Regioni, hanno dovuto assicurare un insieme imponente di misure, strutture, risorse come raramente è stato richiesto in passato. Ricordava Arcuri che in Italia si producono ogni anno circa 200 mila banchi scolastici, e che a fine ottobre ne saranno distribuiti quasi due milioni e mezzo: i numeri dicono tutto.

Naturalmente l’Italia è lunga e varia: quando avremo un bilancio meno improvvisato ad emotivo del riavvio scolastico potremo capire se la sfida è stata vinta e dove e perché invece è stata persa. Ci saranno sicuramente zone in cui il disagio ha superato l’opportunità, l’inefficienza ha oscurato la buona volontà, il burocratismo ha rallentato la voglia di fare.

Ma ci saranno anche molti altri esempi in cui ai ragazzi è stato offerto un servizio degno di questo nome. Senza dimenticare che la scuola italiana è da decenni un’articolazione pubblica sofferente, oppressa da mali antichi, riforme contraddittorie e talvolta sconclusionate, confusione di indirizzi e carenza di visioni strategiche: storie vecchie e mai risolte. Proprio questa scuola, cui sono stati via via ridotti i fondi, vittima dei tagli agli investimenti pubblici dovuti alla crisi finanziaria del 2011, è stato chiesto uno sforzo imponente.

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