Venezia fragile Difendiamola

Venezia fragile
Difendiamola

Le immagini di Venezia riemersa sconvolta dalla terribile notte tra martedì e mercoledì sono immagini che ci feriscono e ci lasciano ammutoliti. Venezia infatti è una città che ci appartiene, che sentiamo come un tesoro nostro. Un qualcosa di straordinariamente prezioso, per il mondo e anche per ciascuno di noi. Venezia incarna l’idea di una bellezza che non avrebbe dovuto e potuto esistere; perché costruire una città in quelle condizioni è qualcosa che dice delle capacità dell’uomo di rendere reale l’inimmaginabile. Ma Venezia ha un’altra caratteristica unica e irripetibile: pur nascendo come espressione di un atto di intelligenza e anche di potenza dei tanti che nei secoli l’hanno fatta essere quella che è, resta un qualcosa di ultimamente fragile. Se amiamo Venezia di un amore speciale e diverso è proprio perché sappiamo che la sua bellezza ha a che fare con questa sua intima fragilità. È la fragilità delle sue architetture immaginate come texture gentili; è quella delle sue cupole e dei suo campanili che disegnano uno dei più begli skyline del mondo. È una città quasi fuggitiva, che guardiamo come a qualcosa che non sarà per sempre.

Con la fragilità Venezia deve convivere da sempre. E lo ha fatto con grande intelligenza, salvaguardando la propria esistenza anche in momenti molto difficili. Negli ultimi 50 anni questa sapienza intrinseca che guidava le scelte sembra però essere drammaticamente venuta meno. Lo si era sperimentato in occasione di quella che resta l’«Acqua Granda» per antonomasia, quella del 4 novembre 1966. Allora si era capito che le cause erano connesse anche con la costruzione di Porto Marghera: per realizzare la zona industriale si era bonificata parte della Laguna, eliminando le «barene», isolotti che sporgendo appena dall’acqua limitano l’impatto delle maree sul livello dell’acqua funzionando da vaso di espansione e moderando l’azione del moto ondoso. In quegli anni si scavava anche il cosiddetto «Canale dei Petroli» che dalla porta di Malamocco permetteva a navi di grandi stazza di raggiungere la raffineria. Una decisione che ha ingrandito considerevolmente la sezione della bocca di porto aumentando di conseguenza la quantità di acqua che entra in laguna. A detta del Consorzio Venezia Nuova, a cui fa capo la costruzione del Mose, quel canale è all’origine dei tanti problemi che Venezia oggi sta vivendo.


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