Addio all’imprenditore-pilota, dalla Dakar alla Missione Belem

Il ricordo.Marco Carrara, titolare dell’azienda Atec di Lallio, aveva 57 anni. Grande sportivo e appassionato di motori. L’impegno per la solidarietà.

Avrebbe dovuto partecipare alla sua terza Dakar con un camion del team Italtrans, e aveva anche «intenzioni bellicose», come aveva confidato con un briciolo di spavalderia - che non era peraltro nelle sue corde - in una delle ultime conversazioni su WhatsApp, ma l’ennesima recidiva di un male incurabile l’ha stroncato in un paio di mesi. Marco Carrara, 57 anni, imprenditore residente a Paladina, è morto nella notte tra mercoledì e giovedì all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo circondato dall’affetto dei suoi cari. Originario di Aviatico, dove il fratello Leonardo gestisce il Bar Centrale davanti al Comune, Carrara era titolare dell’azienda Atec, con sede principale a Lallio, che da più di 25 anni è attiva nel settore della stampa digitale e nell’industria tessile e della confezione. Un’azienda che ha creato quasi dal nulla, era un magazziniere, e ha sviluppato con uno spirito imprenditoriale innato, strategie innovative, inventiva e un lavoro indefesso. Era sempre proiettato nel futuro, con mille idee, due passi avanti e mai uno indietro. Si è evoluto continuamente per essere al passo con i tempi e dalla Valle Seriana ha allargato il suo commercio a tutto il mondo.

Grande sportivo e appassionato di motori, quando ha avuto le possibilità economiche per dare sfogo alle sue indiscutibili abilità alla guida, era il classico «manico», ha spaziato dalle esperienze su pista ai rally su strada, fino a che nel 2020 aveva coronato il suo sogno di partecipare alla Dakar correndo nel settore auto con una Mitsubishi Pajero: un guasto tecnico alla 1ª tappa l’aveva escluso dalla classifica ufficiale, ma aveva comunque finito il raid. Il richiamo dell’avventura era però sempre più forte e nel 2022, a meno di due mesi da una prima recidiva, si era iscritto nel settore Light Prototype con una Ph-Sport Zephyr: era 12° in classifica dopo una 5ª posizione nella 6ª tappa, ma nella 7ª si era dovuto ritirare per un beffardo incidente con un team russo. Voleva la riscossa sul camion, ma un destino crudele gliel’ha negata.

Carrara, che aveva un radicato senso dell’amicizia, era profondamente religioso, di animo nobile e dal cuore d’oro: aiutava, senza sbandierarlo, molte persone. Non avendo figli («I miei figli sono i bambini poveri» diceva), aveva abbracciato con il consueto vigore la causa di Missione Belem, che ha in Brasile più di 70 case-famiglia e nel martoriato Haiti un centro costruito sull’immondizia con 2.700 bambini che studiano e l’ospedale Paolo Valle che sta nascendo, diventandone un forte e appassionato sostenitore. L’imprenditore lascia la mamma Serafina, i fratelli Gianluigi, Flavia con Mario, compagno di infinite partite a tennis, Leonardo con Evelin, e i nipoti Sara, Francesco, Miriam e Matteo. La camera ardente è stata allestita in via Cantul 1, dove ci sono il bar e l’abitazione di famiglia, e i funerali sono in programma sabato 10 dicembre alle 15 nella chiesa parrocchiale di Aviatico con partenza dal bar.

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