(Foto di Bedolis)
LA STORIA. Marianna Ruggeri di Paladina si è da poco iscritta all’Anpi. Fin da piccola presente alle commemorazioni, custodisce la storia del suo progenitore Giuseppe, internato. «La mia tessera rende ufficiale un legame profondo».
Chi l’ha detto che i giovani d’oggi non hanno valori? La convinzione che le nuove generazioni siano distratte o prive di radici civili si scontra in questo 25 aprile con una realtà diversa, fatta di scelte consapevoli che collegano il passato al presente. Marianna Ruggeri, 18 anni compiuti a febbraio e studentessa al quarto anno del liceo classico Sarpi, incarna questo legame attraverso un gesto simbolico e concreto: l’iscrizione all’Anpi in questo mese di aprile.
Abita a Paladina e la sua decisione di tesserarsi non nasce da una suggestione del momento, ma da un percorso di maturazione iniziato fin dall’infanzia, che oggi la trasforma in una voce attiva nel panorama studentesco bergamasco. Marianna ha scelto di dare una forma ufficiale a un sentire profondo, diventando parte di quella memoria collettiva che molti ritenevano – e alcuni ancora ritengono – destinata a sbiadire con il tempo.
Tutto comincia con le mani di suo padre, Tommaso, che fin da piccola l’ha portata alle commemorazioni della Liberazione, «come quella che ogni anno si tiene in un bosco tra Paladina e Almè», racconta Marianna. In quei luoghi silenziosi, Marianna ha imparato che la libertà di oggi non è un regalo caduto dal cielo, ma il frutto di scelte difficili. La scelta di iscriversi alla sezione «Colli di Bergamo», intitolata ad Angelo Gotti e ai martiri di Petosino, è arrivata quasi naturalmente. «La tessera non mi serve per definirmi antifascista o per dire che sono per la libertà – spiega – ma per rendere ufficiale un legame profondo».
Marianna è la testimone perfetta di un fenomeno che i dati provinciali dell’Anpi confermano con forza: un record di iscritti per l’Anpi bergamasca in questo 2026, che porta i numeri da meno di 2.000 a più di 3.200 in dieci anni. Con sempre più donne e una età media che si abbassa. La sua iscrizione non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg che vede la Resistenza viva.
Ma per capire Marianna bisogna andare ancora più indietro, fino a un nonno che non ha mai conosciuto se non attraverso i racconti di una nonna, Maria Carminati. Giuseppe Ruggeri era nato nel 1921 a Grumello de’ Zanchi, terra di Zogno. «Nel 1943 – continua Marianna –, giovane militare, si ritrovò sul fronte greco-albanese al momento dell’armistizio. Catturato dai tedeschi, finì nel buio dei lager in Germania come Imi, internato militare».
«Lui che, assegnato alle cucine del campo, riusciva a sopravvivere rubando bucce di patate e scarti. Poi la fuga, rocambolesca, per tornare a casa prima della Liberazione»
Di quei giorni Giuseppe, anche quando riuscì a tornare a casa non volle mai parlare apertamente. «Sappiamo poco e in modo frammentato – specifica Marianna –. E quel poco ce lo ha raccontato nonna, l’unica persona con cui il nonno si era un pochino raccontato». Un dolore profondo, che non ha trovato sfogo nemmeno dopo tempo. Resta così il frammento di un ricordo: «Lui che, assegnato alle cucine del campo, riusciva a sopravvivere rubando bucce di patate e scarti. Poi la fuga, rocambolesca, per tornare a casa prima della Liberazione». Giuseppe morì nel 1968 in un incidente sul lavoro, poco dopo la nascita di Tommaso, il padre di Marianna, portando con sé molti segreti di quel dolore.
Oggi Marianna raccoglie quel silenzio e lo trasforma in voce. Il suo impegno non si ferma alle parole: come rappresentante nella Consulta provinciale studentesca, ha promosso e organizzato un evento al Natta proprio per la festa del 25 aprile (tenutosi mercoledì 22 aprile), convinta che i suoi coetanei debbano essere «testimoni di resistenza per non ripeterne il passato».
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