«Nella danza di Tony Manero il coraggio di osare per scoprire sè stessi»

MUSICAL. Il 9 e il 10 gennaio ChorusLife Arena arriva «La febbre del sabato sera»: una storia ballata sulla gioventù nel mondo delle discoteche anni ’70. Simone Sassudelli interpreta il protagonista: «Ci insegna che anche quando tutto sembra già scritto, c’è sempre una possibilità di cambiare passo».

A quasi 50 anni dall’uscita del film che ha segnato un’epoca, «La febbre del sabato sera» torna a vivere sul palcoscenico in una nuova, travolgente versione musical che arriverà alla ChorusLife Arena di Bergamo il 9 e il 10 gennaio alle 21. Prodotto dalla Compagnia della Rancia su licenza di Broadway Licensing, lo spettacolo è diretto da Mauro Simone e si ispira al celebre film Paramount/RSO del 1977 che racconta le pulsioni, i sogni e le contraddizioni della gioventù italo-americana nella New York degli anni Settanta.

Musica, costumi e coreografie

Con la leggendaria colonna sonora dei Bee Gees, arrangiata e orchestrata da David Abbinanti, e una regia che fonde linguaggi cinematografici e teatrali, il musical restituisce tutta la forza simbolica di Tony Manero, icona generazionale capace di parlare ancora al presente. Grazie a 21 performer, scenografie che mixano elementi tradizionali e modernissime pareti luminose, costumi coloratissimi in puro stile anni ’70 e coreografie mozzafiato di Chris Baldock, la ChorusLife Arena si trasformerà in una sfavillante discoteca, pronta a infiammare il pubblico di tutte le età.

La scena disco anni settanta

Lo spettacolo racconta la vita di Tony Manero, giovane italo-americano diciannovenne, che durante la settimana lavora in un negozio e conduce una vita monotona tra una famiglia opprimente e amici di sempre. Ogni sabato sera, però, Tony diventa il «re» della discoteca «2001 Odyssey», ammirato per il suo stile fatto di camicie sgargianti e pantaloni a zampa d’elefante, e per le abilità di ballerino che lo rendono icona di una gioventù ribelle. Sullo sfondo della vibrante scena disco degli anni Settanta, il musical affronta temi universali: la ricerca di sé, le ambizioni giovanili, l’incertezza del futuro e le tensioni familiari.

Ribellione, amicizia e amore

Accanto a Tony, troviamo Stephanie Mangano (Gaia Soprano), determinata a trasferirsi a Manhattan per costruirsi una carriera, e Pauline (Chiara Di Loreto), fidanzata del protagonista, così come Annette (Jessica Lorusso), Bobby C., Double J, Joey e Gus, che compongono un gruppo di amici che condividono sogni, successi e sconfitte. La loro energia e i loro rapporti raccontano la complessità dell’adolescenza e dei primi passi verso la maturità. Il musical debutta portando sul palcoscenico non solo balli e canzoni indimenticabili, ma anche una storia che continua a parlare ai giovani di oggi, fatta di sogni, ribellione, amicizia e amore. Con «La febbre del sabato sera», la pista da ballo diventa metafora della vita: per trovare la propria direzione, bisogna muoversi e avere il coraggio di brillare. Il ruolo di Tony Manero è affidato a Simone Sassudelli, diplomato alla SDM – Scuola del Musical e con esperienze negli Stati Uniti presso l’AMDA di Los Angeles. Simone ha interpretato ruoli iconici come Snowboy in West Side Story e Danny Zuko in Grease, lavorando sia con la Compagnia della Rancia sia per produzioni americane. L’abbiamo incontrato.

Tony Manero è un simbolo che attraversa generazioni. Chi è oggi questo personaggio?

«Abbiamo lavorato per preservarne l’iconicità, dalle movenze ai costumi, ma rinnovandolo dal punto di vista emotivo e narrativo. Tony non è solo un’icona anni Settanta: rappresenta una generazione di giovani che cercano uno spazio per esprimersi. Allora era la discoteca, oggi possono essere i social. Le sue domande sono universali: qual è il mio posto nel mondo? Cosa posso fare con quello che ho?».

La danza resta il suo principale strumento di riscatto?

«Assolutamente sì. Tony vive una quotidianità difficile, tra una famiglia con difficoltà economiche e amicizie complicate e non proprio raccomandabili. La danza diventa il suo sfogo, la sua via di fuga. Non è solo ballo: è il luogo in cui può sentirsi qualcuno, in cui ritrova dignità e speranza. Gli altri personaggi lo accompagnano in questo percorso di scoperta».

Quanto è stato complesso entrare nei panni di un personaggio così riconoscibile?

«È stato un investimento emotivo e artistico enorme. Ho studiato Tony immergendomi nel suo immaginario, nei gesti, nel modo di camminare, di guardarsi allo specchio. Indossare i suoi stivaletti e la giacca di pelle significa assumersi una grande responsabilità: rispettare l’essenza del personaggio senza imitarlo, renderlo vero, ma mantenendo fede ad un immaginario che tutti hanno. È la seconda volta che mi confronto con un personaggio di John Travolta e le aspettative, vista la sua iconicità, sono sempre molto alte. Così come la responsabilità di portarlo in scena».

Che valore ha per te Tony Manero?

«Tony porta con sé una riflessione più profonda. Va oltre l’apparenza. Parla di identità, di scelte, di scopo. La sua storia insegna che non bisogna restare fermi nell’immobilismo e nella sofferenza. Muoversi è essenziale, perché solo andando avanti la direzione diventa più chiara».

Che messaggio vorresti arrivasse soprattutto ai giovani?

«Spero che lo spettacolo lasci un barlume di speranza. Non bisogna temere il rischio né l’incertezza. Avere coraggio e osare è fondamentale per scoprire sé stessi. Tony ci insegna che anche quando tutto sembra già scritto, c’è sempre una possibilità di cambiare passo, di trovare la propria strada».

© RIPRODUZIONE RISERVATA