Il colpo era nell’aria. Ora a testa altissima
con Venezia e Napoli

Era nell’aria la vittoria dell’Atalanta a Torino. Senza scomodare la legge dei grandi numeri né l’irriducibile fiducia dei nostri amici concorrenti della gara dei bar che in tanti vedono sempre i nerazzurri svettare, il sentore, forte, te lo dava più di un’evidenza: la classifica, la crescita – anche fisica e mentale – della squadra e la solidità e la forza del suo gioco a fronte di una Juve allo sbando, già quattro punti sotto e ora a -7, una Juve inaffidabile che non appena dà l’illusione di risollevarsi ricade in una crisi che parte da lontano e della quale non si intravede la fine.

Il colpo era nell’aria. Ora a testa altissima con Venezia e Napoli

Senza un centrocampo decente da almeno tre stagioni e quest’anno persino con un attacco asfittico, indegno della squadra che porta tre stelle sul petto, una Juve capace di perdere in casa già con Empoli, Sassuolo e Verona, per citare avversarie valide ma non certo di prima fascia. Se ce l’hanno fatta loro all’Allianz Stadium – oggi una fortezza piena di brecce –, ci mancherebbe che non sia in grado di imporsi questa Atalanta. Ma al di là degli sconcertanti demeriti di una Signora piena di guai (ci si è messa pure l’inchiesta sulle plusvalenze ad addensare altre nubi sulla società), va applaudito il modo in cui i nerazzurri hanno ritrovato a casa sua quel successo in campionato che mancava da trentadue anni: comandando il gioco nel primo tempo e gestendo il vantaggio nella ripresa quando i bianconeri hanno reagito più trascinati dall’orgoglio e da fiammate dei singoli che da un’idea di gioco, già di suo piuttosto confuso e macchinoso.

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