La termoablazione. Un software «legge» se è andato tutto bene

MEDICINA E HI-TECH. Si chiama Ablation-fit ed è stato sviluppato dalla med-tech italiana R.A.W. Srl nella quale ci sono anche investimenti bergamaschi.

Sapere subito, a fine intervento, se un tumore al fegato è stato «chiuso» davvero, senza dover attendere una Tac di controllo a distanza di settimane. È il salto operativo reso possibile da una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale introdotta all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino: si chiama Ablation-fit ed è un software sviluppato dalla med-tech italiana R.A.W. Srl nella quale ci sono anche investimenti bergamaschi, progettato per verificare in tempo reale l’efficacia dei trattamenti ablativi. La notizia è stata rilanciata dall’Ansa: per la prima volta, spiegano dall’ospedale, un sistema di questo tipo entra in modo strutturale nella pratica quotidiana di un ospedale pubblico italiano.

Vantaggio evidente

La cornice clinica è quella dell’oncologia interventistica, sempre più considerata il «quarto pilastro» delle terapie oncologiche accanto a chirurgia, radioterapia e farmaci. Nel caso della termoablazione (tecnica mini-invasiva) il medico inserisce un ago sottile nel tumore e lo distrugge mediante calore, guidato da ecografia o Tac. Il vantaggio è evidente: procedure meno gravose, ricoveri più brevi, recupero più rapido e, in molti casi, costi complessivi inferiori. Studi internazionali recenti hanno inoltre confermato risultati sovrapponibili alla chirurgia nei tumori epatici di piccole dimensioni, con minori complicanze.

Come funziona

Il punto critico, però, è sempre stato la verifica della completezza. Prima dell’arrivo di software dedicati, il controllo immediato si basava soprattutto sulla valutazione visiva del radiologo: un passaggio competente ma non privo di margini d’errore, con il paradosso di dover attendere esami successivi per avere una conferma «certa». Secondo il professor Marco Calandri, che utilizza il sistema nei protocolli di Interventional Oncology, Ablation-fit confronta le immagini radiologiche prima e dopo il trattamento, integrando algoritmi di Intelligenza Artificiale, e aiuta a capire se la lesione è stata eliminata completamente e se il margine di sicurezza è adeguato. In termini pratici, la verifica si sposta «qui e ora»: se il margine non è sufficiente, può essere effettuata un’immediata re-ablazione nella stessa seduta, evitando interventi ripetuti e riducendo il rischio di recidiva.

La documentazione di presentazione del progetto indica che Ablation-fit è un software stand-alone compatibile con immagini Tac in formato DICOM, in grado di ricostruire modelli 3D e produrre report volumetrici in meno di dieci minuti, sovrapponendo in modo affidabile le immagini pre e post trattamento. La stessa fonte riporta le certificazioni europee e statunitensi e l’utilizzo in oltre 1.300 procedure, con una rete di centri che include anche Milano, Roma, Pisa e realtà internazionali come Oxford e Mumbai.

«Per essere più precisi»

Il valore, oggi, non è solo tecnologico. È di governance clinica: trasformare una valutazione posticipata in una decisione immediata, più misurabile e più standardizzabile, significa aumentare sicurezza, appropriatezza e sostenibilità delle cure. «L’intelligenza artificiale ci aiuta a essere più precisi e ad offrire cure sempre migliori», ha sottolineato il professor Paolo Fonio, direttore del dipartimento torinese. In uno dei campi più delicati della medicina, l’innovazione utile è quella che riduce incertezza e tempi, migliorando l’esperienza del paziente senza aumentare l’invasività e rafforzando la qualità complessiva del percorso terapeutico.

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