Ogni «nuovo inizio» mette alla prova la mente e l’umore

L’INTERVISTA. Un nuovo anno, come ogni inizio, porta con sé grandi aspettative e voglia di rinnovamento, che può sia creare grande entusiasmo, sia, in alcuni casi, grande frustrazione. Perché succede? E come possiamo limitare lo stress che deriva da queste dinamiche? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Antonietta Colucci, psichiatra di Humanitas Medical Care Bergamo.

Dottoressa Colucci, perché il nuovo anno è così carico di aspettative legate al cambiamento?

«Le aspettative che sono presenti nella nostra mente rispetto al nuovo anno hanno a che fare con il nostro desiderio di cambiamento. Il cambiamento è portatore di innovazione e rinnovamento, ma anche di alterazione di ritmi e abitudini. Ecco che deleghiamo al nuovo anno l’inizio di una dieta, la firma del nuovo contratto in palestra, il pensiero e la costruzione di nuova vacanza, il cambiamento all’abitudine che non tolleriamo».

Cosa succede dal punto di vista emotivo quando immaginiamo questi cambiamenti?

«Nel momento in cui costruiamo nella nostra mente questo cambiamento ci predisponiamo ad un’ansia reattiva da stress. Possiamo evitarla lavorando sulla pianificazione dell’obiettivo: va stabilita nel tempo, nel ritmo di abitudine e, una volta ottenuto un primo risultato, è importante riconoscerlo e premiarsi. Per poter, ad esempio, andare in palestra o iscriverci ad un corso di lingua, scegliamo prima un impegno minimo, che corrisponda ad un momento di relax e non comporti ulteriore stress da prestazione».

Quanto conta il punto di vista con cui affrontiamo un obiettivo?

«Ciò che rende altamente possibile la realizzazione di un micro obiettivo è il punto di vista: se focalizziamo il punto di vista sul guadagno, sulla soddisfazione emotiva e sulla realizzazione della piccola sfida, al posto di concentrarci sulla prestazione da eseguire e sul giudizio, ci riserviamo un’alta probabilità di successo».

Perché questa difficoltà ci colpisce soprattutto ad ogni nuovo inizio, come può essere l’inizio dell’anno?

«Perché il cervello è una macchina abitudinaria. Ogni inizio e ogni fine comportano un cambiamento della condizione conosciuta, creando una difficoltà emotiva legata alla necessità di effettuare nuove previsioni e nuove organizzazioni. Il cervello tende a ripetere i propri schemi e nella ripetizione si sente nella propria “zona di comfort”».

Quali sono le manifestazioni fisiche legate alla difficoltà del «nuovo»?

«Principalmente tensione nervosa, disturbo del sonno, irritabilità, disattenzione, insoddisfazione, autocolpevolizzazione (presente spessissimo quando non riusciamo a mantenere con noi stessi gli obiettivi prefissati)».

Quali sono le strategie da adottare per ridurre il disagio da nuovo inizio?

«Stabilire obiettivi chiari e raggiungibili in modo da poter monitorare i progressi. Suddividere obiettivi grandi in passi piccoli. Gratificare ogni piccolo traguardo raggiunto. Esercitare flessibilità e adattabilità in caso di imprevisti».

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