Atalanta, addio a Cella: arrivò mezzala giocò da libero che imposta

IL LUTTO. Piacentino è morto all’età di 85 anni: a Bergamo dal 1966 al 1968. Al suo attivo anche 9 presenze e 2 gol nella Nazionale Under 21 e una medaglia d’oro nel 1959 con la maglia azzurra ai Giochi del Mediterraneo.

Dal nostro album si stacca un’altra figurina storica. È volato via a Bobbio (Piacenza), suo delizioso paese natale, Giancarlo «Caje» Cella, 85 anni, ex calciatore tra le altre di Piacenza, Torino, Catania, Atalanta e Inter (ha vinto lo scudetto 1970/71). Al suo attivo anche 9 presenze e 2 gol nella Nazionale Under 21 e una medaglia d’oro nel 1959 con la maglia azzurra ai Giochi del Mediterraneo. Al termine della carriera, interrotta da un grave infortunio che gli precluse la convocazione in Nazionale per i Mondiali del 1962, divenne allenatore guidando le giovanili dell’Inter e diventando anche viceallenatore dei nerazzurri prima di sedere sulle panchine di Pavia, Carpi, Spal e Suzzara e infine responsabile del settore giovanile del Piacenza dove ha allenato sia Pippo che Simone Inzaghi.

La carriera

Durante la carriera da calciatore (prima mezzala, poi mediano e infine libero), non ha mai smesso di frequentare Bobbio, dove ha costruito la famiglia con la moglie Poni e i figli Francesca e Gionata. Cresciuto nella Bobbiese e quindi nel Piacenza (era fratello di Albino Cella e figlio di Uberto, detto «Tio», attaccante biancorosso degli anni ’30) giocò nel Torino cinque stagioni per passare al Catania e poi, nel 1966 all’Atalanta con Angeleri in panchina. La polemica del momento riguardò il ruolo di libero, dal momento che Cella era stato acquistato come mezzala, ma poi, arretrando la posizione, finì per rivaleggiare con Gardoni, considerato un libero difensivista di grande generosità, fino a portargli via il posto in quanto giudicato un costruttore di gioco dalle retrovie con un’impostazione più modernista. Cella, infatti, risulterà, con 30 gettoni, l’atalantino più presente nel campionato 1967/68, mentre Gardoni si era trasferito alla Reggina. Nel 1968 viene acquistato dall’Inter, vi resta tre stagioni e conquista uno scudetto, terminando la carriera a Piacenza. Ha totalizzato complessivamente 235 presenze e 7 reti in Serie A e 32 presenze e 7 reti in Serie B. Il 5 marzo 1961 nel corso di Bari-Torino della 22ª giornata ha sostituito fra i pali l’espulso Lido Vieri, neutralizzando subito dopo un rigore calciato da Erba.

I ricordi

Tra i ricordi atalantini, merita di essere evidenziato il drammatico finale del torneo 1967/68, quando l’Atalanta si trovò ai margini di una retrocessione proprio per un incredibile malinteso tra Cella e Cometti, che tramutò in gol un innocuo tiro di Bertuccioli, costando la sconfitta sul campo della Spal, a due minuti dal termine. Nella penultima partita c’è il Bologna in casa e un gran gol di Gigi Milan risolve la situazione a un quarto d’ora dalla fine. Arbitra Lo Bello che, ad un preoccupato Giancarlo Cella, dice di stare tranquillo che ci penserà lui. Infatti, il Bologna ad ogni tentativo di superare la metà campo, sarà fermato dall’onorevole con un fischio regolamentare seppur severissimo. L’ultima a Marassi con la Samp sarà la famosa trasferta in cui Elio Corbani, da un poggiolo di fronte allo stadio, segnalerà con cartelli colorati ad Angeleri i risultati degli altri campi che scottano. Sarà pareggio e salvezza. Ricordi che sembrano leggenda, ma che ci emozionano ancora. Buon viaggio «Caje».

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