Caso Palomino, l’avvocato di Martina Caironi: «Fare chiarezza è fondamentale»

Atalanta In attesa delle probabili controanalisi per il difensore nerazzurro, sospeso dopo la positività al Clostebol Metabolita, il legale ricorda il caso della campionessa paralimpica bergamasca.

«Il caso Caironi era lineare, Martina era palesemente in buonafede. A Palomino suggerirei di fare chiarezza nel più breve tempo possibile». Mercoledì 27 luglio è stata una giornata d’attesa nella vicenda che riguarda José Luis Palomino, il difensore dell’Atalanta risultato positivo al Clostebol Metabolita dopo un controllo effettuato in ritiro dalla Nado Italia e sospeso in via cautelare dal tribunale antidoping. Il club nerazzurro non rilascia dichiarazioni, ma quasi certamente il difensore argentino chiederà che vengano effettuate le controanalisi. Nel frattempo l’avvocato Giovanni Fontana, legale di Martina Caironi nella vicenda che nel 2019 portò al deferimento per doping della campionessa paralimpica e alla successiva riduzione della squalifica a 4 mesi, ripercorre le tappe di quel processo sportivo alla luce del caso Palomino. «Il caso di Martina era evidente: riuscimmo a dimostrare che aveva seguito le direttive di un medico federale (poi squalificato, ndr) e aveva assunto un prodotto contenente Clostebol – ricorda il legale –. Tramite la corrispondenza col medico, che peraltro ammise l’errore, riuscimmo a dimostrare la buona fede. Molte volte gli atleti trovati positivi pagano leggerezze, superficialità, disattenzione. Non la volontà di doparsi».

Ma per la giustizia sportiva, al contrario di quella ordinaria, è l’accusato che deve dimostrare la propria «innocenza». L’onere della prova è a suo carico. «Perciò ripercorrere passo dopo passo, con la massima chiarezza, le tappe che hanno portato all’assunzione del prodotto incriminato è fondamentale. Spesso gli atleti accusati di doping non ricordano come hanno assunto il farmaco, ma dimostrare l’accidentalità dell’assunzione, nel modo più dettagliato possibile, è fondamentale per l’eventuale sentenza. Chiarezza e rapidità, anche nel caso di Palomino, possono fare la differenza», spiega l’avvocato.

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