Goggia: accendere il braciere, un’emozione unica. «Vonn da fantascienza? Ai posteri l’ardua sentenza»

A CORTINA. La bergamasca è stata l’ultima tedofora e venerdì sera 6 febbraio lha acceso il braciere olimpico. «Vonn da fantascienza? Ai posteri l’ardua sentenza».

Cortina

«È stata un’emozione unica, che so che non rivivrò mai più in vita mia. Accendere il braciere olimpico a Cortina, quando Gustav Thoeni mi passa poi la fiaccola olimpica è qualcosa di magico. E anche accenderlo in simultanea con Tomba e Compagnoni a Milano». Lo ha detto la sciatrice azzurra Sofia Goggia, ripercorrendo parlando del suo ruolo di ultima tedofora che venerdì sera 6 febbraio l’ha vista accendere il braciere olimpico.

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«La sfilata è stata molto bella, c’era molta gente, molto tifo. L’accensione del braciere è stata qualcosa di più sacro quasi, di più intimo come momento», aggiunge Goggia: «L’eredità che hanno lasciato Compagnoni e Tomba, soprattutto Tomba per il carisma e la personalità che ha, è molto difficile da raccogliere. Noi in questi anni abbiamo fatto a livello di squadra delle grandissime cose e sicuramente abbiamo un po’ riacceso quel fuoco lì, però Tomba era Tomba: ineguagliabile».

Dopo le prove di discesa libera

«Ai posteri l’ardua sentenza». Così la sciatrice azzurra Sofia Goggia, dopo le prove di discesa libera che posizionano provvisoriamente l’americana Lindsey Vonn al terzo posto, risponde a chi le chiede se il rendimento dell’americana visto il grave infortunio al crociato sia da fantascienza. «Io mi ricordo come stavo e non l’avevo rotto completamente», afferma Goggia. In generale, parlando dell’americana, «l’ho vista bene».

«Ricordo come stavo io e non avevo rotto completamente il crociato»

Tuttavia, la campionessa bergamasca è convinta che domenica non sarà un duello tra lei e la statunitense: «Secondo me, ci sono tantissime ragazze che, soprattutto in queste condizioni, possono essere da podio e da vittoria, perché è già un miracolo che abbiano tirato fuori questa pista con le nevicate ingenti dei giorni scorsi. Sicuramente non c’è quel duro selettivo come abbiamo sempre trovato in Coppa del Mondo».

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