Olimpiadi, short track: Previtali terzo ai quarti, fuori. Ma la semifinale era vicina

AI GIOCHI. Il 20enne di Calusco secondo all’ultima curva, però non basta. Pigeon lo beffa nel finale. Niente ripescaggio, la consolazione è il personale.

Milano

Lorenzo Previtali, alle nove della sera, ride e mima il gesto del mangiarsi le mani, e c’è tutto il senso di questa palpitante serata olimpica formato short track, in cui le convinzioni mutano in un battito di ciglio. All’ultima curva dei quarti di finale dei 500 metri, il 20enne di Calusco d’Adda in forza alle Fiamme Oro sorpassa all’interno il kazaco Azgaliyev, dando l’impressione di potersi prendere una piazza d’onore che varrebbe il pass diretto alle semifinali. Pare, appunto. Perché concentrandosi su un solo obiettivo, il talento bergamasco lascia la porta interna aperta al passaggio del polacco Pigeon (40”770), che la fa da terzo incomodo e va al turno successivo subito alle spalle dell’olandese volante Melle van’t Wout (40”554).

Candidato per la staffetta

Niente ripescaggio, perché il terzo posto della freccia sul ghiaccio cresciuto in divisa Sport Evoultin Skating giunge con un crono più alto di quelli delle prime tre batterie, ma i motivi per consolarsi non mancano. Nella gara più importante della carriera, Lore-jet ha migliorato di cinque centesimi il primato personale sulla distanza (ora a 40”847), aggiungendo un paio di righe non banali alla candidatura per un posto da titolare in staffetta venerdì 20 febbraio, quando si assegneranno le medaglie. Su un ghiaccio che più bollente non si può, e che nel turno precedente aveva visto uscire il compagno di squadra Thomas Nadalini (plurimedagliato in Coppa del Mondo), Previtali ha confermato di poterci stare, eccome. Partenza ok dalla terza corsia, tenendo a bada i competitor più esterni (non scontato considerando il ranking). Bene nelle successive tre tornate, andando a ricucire un buco che si era creato davanti a lui. Peccato per il finale amaro, in cui ha dimostrato comunque la personalità di volerci provare: poteva rimanere lì prendendosi un 6 in pagella, ha preferito il rimpianto di saper come è andata a un rimorso che rischiava di logorarlo per i prossimi quattro anni.

Sighel «falciato»: polemiche

Alla fine, il suo mezzo sorriso è stato il volto più bello di un’Italia al maschile attapirata dall’ennesima caduta di Pietro Sighel, per cui la medaglia individuale si è rivelata un tabù. Giunto in carrozza alle semifinali, a un giro dal termine il capitano azzurro è finito contro i materassi dopo una falciata del canadese Laoun: giudici al Var, minuti di attesa, ma nessun provvedimento, decisione fischiata a lungo dalla Milano Skating Arena. Se non è il karma, dopo il discusso arrivo rovesciato nella staffetta mista, è qualcosa di molto in alto e potente: roba che l’ha visto rinunciare alla finale «B».

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