Ong, 'contrarie a proroga al 2038 delle centrali a carbone'

(ANSA) - ROMA, 31 MAR - Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf esprimono in una nota congiunta "netta e ferma contrarietà all'approvazione dell'emendamento al cosiddetto Decreto Bollette che proroga al 2038 la chiusura delle centrali a carbone in Italia. Si tratta di una decisione grave, che contraddice apertamente gli impegni climatici assunti dal Paese e che interviene in modo repentino su un quadro programmatorio appena definito".

"La Strategia Energetica del 2017 prima e il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (Pniec), recentemente adottato e modificato, indicava un percorso di uscita dal carbone entro tempi significativamente più ravvicinati, già al 2025 - scrivono le ong -. Smentire oggi quelle scelte, rappresenta un elemento di forte discontinuità istituzionale e mina la credibilità dello Stato nei confronti degli operatori, dei cittadini e delle istituzioni europee. Utilizzare l'emergenza energetica come giustificazione per il prolungamento del carbone appare una scelta strumentale, non supportata da alcuna evidenza tecnica".

"La sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi si costruiscono, infatti, solamente accelerando la transizione verso fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica e reti moderne, non prolungando l'utilizzo delle fonti più dannose - prosegue la nota -. Guardando all'attuale conflitto e crisi energetica, infatti, l'Italia potrebbe ridurre la propria dipendenza dal gas del Qatar dell'85% in appena 12 mesi con investimenti mirati nei settori citati, senza dover ricorrere all'utilizzo di carbone né tantomeno a nuovi contratti per il gas fossile o nuove infrastrutture".

"Si chiede pertanto al governo di ripensarci e al Parlamento di non votare il provvedimento - concludono le ong -, lavorando invece per riallineare le politiche energetiche agli impegni assunti, al quadro normativo vigente e ai principi costituzionali, evitando di esporre il Paese a rischi ambientali, economici e giuridici non giustificabili". (ANSA).

© RIPRODUZIONE RISERVATA