(Foto di Bedolis)
LAVORO. I riders tra i lavoratori più esposti al «bollino rosso». I racconti: «Cerchiamo di ripararci come riusciamo, ma è difficile».
Lettura 1 min.Caldo o non caldo, tutti i riders ripetono lo stesso concetto: «Non c’è alternativa, se si vuole arrivare a fine mese bisogna lavorare, anche con queste temperature». Tra i lavoratori maggiormente esposti al meteo da bollino rosso di questi giorni ci sono anche loro, i fattorini delle piattaforme di food delivery.
«Fa veramente molto caldo ed è difficile lavorare così, ma non c’è altro modo. Bevo molta acqua e, quando posso, faccio solo consegne qui vicino. A volte capitano consegne fino a Curno o Azzano San Paolo ma ci vuole almeno mezz’ora di strada tra andata e ritorno e fa troppo caldo per arrivare fin lì», dice Munir Atal, 27 anni, originario dell’Afghanistan. Di espedienti per resistere all’afa per i riders, che ogni giorno macinano chilometri e chilometri sulle strade - in moto, ma più sovente con le bici elettriche, come i ragazzi intervistati ieri in centro - ce ne sono ben pochi.
Al contrario, per evitare ripercussioni sul fisico o sulla salute, si adottano soluzioni che acuiscono la sensazione di calore. Come Hazratullah Niazi, che lavora in jeans e maglia a maniche lunghe. «Con le magliette a mezze maniche, se non metti la crema, la pelle si brucia. Quest’anno fa anche più caldo dell’anno scorso. Il sole è troppo forte ed è pesante, soprattutto quando ti fermi ai semafori. Ad alcuni miei amici si sono formate bolle sulle braccia». C’è chi per proteggersi indossa almeno un cappellino. «Io non lo metto perché non mi piace, ma vado sempre alla fontanella a bere», spiega Hazra. Ha voglia di chiacchierare, ma anche di sfogarsi: «Siamo pagati solo per le consegne, non abbiamo né ferie né malattie e nemmeno un’assicurazione sulla salute. Cosa possiamo fare? Nessuno ci ascolta. Abbiamo fatto qualche corteo con i sindacati, ma non è cambiato nulla. La situazione è difficile ma per vivere dobbiamo uscire e lavorare, anche con 40 gradi».
Quel che è peggio poi, confermano tutti i riders, è che con il termometro rovente si lavora anche meno del solito. «Quando fa così caldo c’è poco lavoro – sottolinea Muhammad Shehzad, 28 anni del Pakistan, mentre si asciuga la fronte imperlata di sudore –. Io inizio la mattina alle 11 e finisco a mezzanotte. In media faccio 4-5 consegne al giorno. La tariffa base sono 3,67 euro a consegna», ricorda. Come se non bastasse, anche le «regole del gioco» stanno cambiando: «Gli ordini sono sempre meno, perché i riders stanno aumentando tantissimo. Deliveroo ne sta ingaggiando molti, e nel frattempo anche i prezzi delle consegne si abbassano», racconta un fattorino, che chiede di restare anonimo per paura di ritorsioni da parte della piattaforma.
Tra tutti i riders sentiti, è quello che meno soffre il caldo: «Non lo soffro, anzi mi piace. A me danno più fastidio il brutto tempo e l’inverno – aggiunge –. Quando piove per una consegna ci puoi mettere anche un’ora/un’ora e mezza e in più il telefono e il cibo si possono bagnare. In estate invece ti puoi muovere più facilmente. E almeno la roba arriva calda», conclude, con una nota che suona amara.
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