Avis Bergamo, nel 2023 oltre 7mila donazioni di sangue. Crescono i soci

L’ASSEMBLEA. Donazioni sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, 686 i nuovi iscritti all’associazione. Il presidente Bianchi: necessario perseguire l’autosufficienza nazionale.

Un leggero calo delle donazioni di sangue nel 2023 rispetto al 2022 (18 unità in meno), e 686 nuove iscrizioni. Sono alcuni dei dati emersi durante l’88esimo anniversario dell’Avis comunale di Bergamo, che sabato 24 febbraio all’ospedale Papa Giovanni XXIII ha visto i soci riuniti nell’assemblea ordinaria. Un appuntamento durante il quale si è fatto il punto sulle attività associative, con la presentazione anche del bilancio consuntivo e le iniziative realizzate.

L’intervento del presidente regionale

All’incontro ha partecipato anche il presidente regionale Oscar Bianchi, che ha messo l’accento sull’importanza di «perseguire l’autosufficienza nazionale» e non solo quella locale e regionale, continuando a «incrementare le donazioni». Riferendosi alla convenzione unica regionale, ha poi ricordato che «quest’anno finalmente è stata rinnovata; questo dà stabilità e garanzie e ci consente di poter cogliere l’obiettivo dell’autosufficienza».

Per l’Avis Bergamo, il 2023 è stato «un anno significativo per l’intensa e qualificata attività di promozione della donazione di sangue e rafforzamento della cura dei donatori, con particolare riferimento alla rassegna Cura è la nostra cultura», ha affermato il presidente Paolo Comana. Nel corso del 2023, ha ricordato, ci sono state 7.280 donazioni (4.996 di sangue intero), e Avis Bergamo conta 3.846 soci (con 3.803 donatori). Tra i soci Giuseppe Invernicci, che ha ricevuto la «Croce d’oro» per aver raggiunto il traguardo delle 300 donazioni.

Il progetto di Nepios

Chiusa l’assemblea, è stato presentato il progetto «I primi mille giorni di vita», finanziato dall’associazione Nepios onlus presieduta da Tullia Vecchi, con il sostegno dell’Avis di Bergamo, e gestito dal reparto di Neuropsichiatria diretto dalla dottoressa Patrizia Stoppa. «L’obiettivo – ha affermato Vecchi – è avere più risorse nella prima infanzia per permettere di trasformare in senso terapeutico gli interventi di consultazione, sempre più richiesti, per gravi disturbi della relazione e dello sviluppo neuropsichico del bambino, e modificare la relazione tra il bambino e la sua famiglia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA