Bergamo, in via Garibaldi una casa diocesana per accogliere studenti universitari

LA PROPOSTA. Intitolata a San Piergiorgio Frassati, avrà 24 posti, in camere singole o doppie. Il direttore don Gusmini: «Valore aggiunto sarà l’esperienza di condivisione e fraternità».

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Una nuova casa per gli studenti universitari. Aprirà in via Garibaldi, nel centro di Bergamo, all’inizio del prossimo anno accademico, la Casa universitaria diocesana intitolata a San Piergiorgio Frassati.

«Il valore aggiunto di questa Casa è proprio la condivisione, la fraternità»

Avrà 24 posti, in camere singole o doppie, una vocazione maschile, e si tratterà di un progetto di vita comune, pensato non solo per offrire un alloggio agli studenti, ma per accompagnarne il cammino umano, culturale e spirituale. È la prima esperienza diocesana di questo tipo per i ragazzi, mentre per le ragazze il territorio bergamasco già conosce forme di accoglienza promosse da alcune congregazioni religiose.

«Accogliere e accompagnare»

«Il senso di questa iniziativa parte da lontano -, spiega don Giovanni Gusmini, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria e direttore della nuova Casa -. Vogliamo accogliere e accompagnare il cammino degli studenti universitari, intercettando anche il loro desiderio di vita comunitaria, che tra i giovani emerge sempre più forte».

La nuova residenza nasce nel cuore di una città che sta assumendo sempre di più un volto universitario, e creare un punto di riferimento anche dal punto di vista culturale, spirituale e umano. Non offre dunque solo un tetto, ma un luogo dove imparare a condividere spazi, tempi e responsabilità. «Il valore aggiunto di questa Casa è proprio la condivisione, la fraternità -, sottolinea don Gusmini -. Il confronto con l’altro aiuta nel cammino di conoscenza di sé, di crescita personale e di valorizzazione dei propri talenti, in uno spirito di servizio».

Per la formazione della persona

Accanto alla dimensione abitativa, la Casa universitaria offrirà un percorso di approfondimento culturale e un accompagnamento spirituale. Nel progetto formativo, infatti, l’esperienza comunitaria si intreccia con l’attenzione alla formazione integrale della persona: autonomia, relazioni, serietà nello studio, responsabilità nel vivere insieme.

A vivere nella Casa con i ragazzi sarà don Carlo Nava, delegato vescovile alla famiglia ed educazione, che seguirà gli studenti nella quotidianità. La direzione sarà affidata a don Giovanni Gusmini, che si occuperà dei colloqui di ammissione, dell’accoglienza e della verifica periodica del percorso accademico.

«Dopo le proposte rivolte ai giovani degli oratori e quelle orientate al servizio delle comunità, questa è la prima dedicata in modo specifico agli studenti universitari»

Non si tratta di un collegio di merito, ma di una proposta che chiede impegno e partecipazione. «È richiesta la disponibilità a prendere parte attivamente alla vita e al percorso formativo proposto», precisa don Gusmini. Una presenza discreta ma costante, capace di accompagnare senza sostituirsi, di educare senza invadere.

«Sono cresciute, negli ultimi anni, le esperienze di vita comune per i giovani - sottolinea monsignor Michelangelo Finazzi, vicario episcopale per i laici e la pastorale -. Si tratta di proposte di valore, che aiutano a mettersi in gioco, ad alimentare buone relazioni, a sperimentare il senso di comunità, a maturare nella fede. Dopo le proposte rivolte ai giovani degli oratori e quelle orientate al servizio delle comunità, questa è la prima dedicata in modo specifico agli studenti universitari».

La Casa universitaria si inserisce così in un orizzonte ecclesiale che si rivolge alle nuove generazioni non solo come destinatarie di servizi, ma come protagoniste di un cammino.

La struttura

La struttura si presenta come una residenza con cucina autogestita, cappella, lavanderia, spazi per lo studio, il tempo libero e la condivisione, oltre a un giardino che circonda la casa. Per le candidature è previsto un colloquio con il direttore, insieme alla disponibilità ad aderire ai valori del progetto.

La casa porta il nome di San Piergiorgio Frassati, giovane universitario torinese, amico degli ultimi, appassionato del Vangelo e della montagna. La scelta non è casuale: Frassati è stato assunto dalla Chiesa come riferimento di una giovinezza capace di unire fede, amicizia, impegno sociale e desiderio di bene.

«Abbiamo scelto Piergiorgio Frassati perché è un modello per i giovani universitari - osserva don Gusmini -. Viveva la sua giovinezza all’insegna dell’amicizia, della vita evangelica e della carità». Un nome che diventa programma: studiare, vivere insieme, crescere nella fede e nello stile del servizio.

Tutte le info

Per informazioni sulla casa e sulle modalità di accesso si possono consultare i profili su Facebook e Instagram «Casa universitaria Bergamo». È attivo il sito www.casauniversitariabg.it, con informazioni dettagliate. Per approfondire e prendere contatto direttamente si può chiamare don Giovanni Gusmini al 3334540147, o scrivere a [email protected].

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